<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659</id><updated>2012-01-30T22:36:40.510+01:00</updated><category term='tredici'/><category term='copertina'/><category term='ricordi 1962?'/><category term='incipit'/><category term='vacanze a Riccione'/><category term='rabbia giovane'/><category term='to be or not to be'/><category term='pagina 11'/><category term='pagina 4'/><category term='pagina 2'/><category term='memorie del bagnasciuga'/><category term='emblema da copertina'/><category term='mare'/><category term='triste novembre'/><category term='adolescenza'/><category term='amarcord'/><category term='donne e motori'/><category term='unlucky'/><category term='fontana famosa'/><category term='Apple'/><category term='pagina 8'/><category term='lucky or not'/><category term='sole'/><category term='pagina 3'/><category term='Steve Jobs'/><category term='2012'/><category term='cherchez la femme'/><category term='pagina 10'/><category term='souvenir'/><category term='come una fontana'/><category term='Marco Simoncelli'/><category term='cuccare'/><category term='capodanno'/><category term='pagina 1'/><category term='natura viva'/><category term='pagina 9'/><category term='pagina 5'/><category term='auguri'/><category term='cannella'/><category term='gioie e dolori'/><category term='direttamente sulla spiaggia'/><category term='riccione anni sessanta'/><category term='pagina 7'/><category term='Supersic'/><title type='text'>* alviset Riccione fan</title><subtitle type='html'>Sic transit 
Gloria Mundi
Aquae Distillatae</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>16</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-5509141438321693712</id><published>2012-01-28T15:29:00.002+01:00</published><updated>2012-01-30T22:36:40.520+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lucky or not'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pagina 11'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='unlucky'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='to be or not to be'/><title type='text'>Cuccare sulla spiaggia, oggi mission impossible? </title><content type='html'>&lt;center&gt;&lt;br /&gt;&lt;embed src="http://av.unil.ch/hva/375/luckyfinal.mp4" title="Secondo premio al concorso UNIL 2011 sul tema UGUAGLIANZA"  width="640" height="360" volume="80" autostart="false"  /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/center&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font color="#002070"&gt;&lt;br /&gt;Occorre ammettere che "Come una fontana" affronta una problematica giovanile sempre attuale, pur sfiorando appena un certo orientamento sessuale che riguarda forse il 10% della popolazione.&lt;br /&gt;Ho trovato (vedi sopra) un arguto cortometraggio "Lucky or not" (costretto, per regolamento di concorso, entro una durata massima di 90 secondi) che con sottile ironia mostra gli incerti di quell'attività tra la pesca e la caccia, che viene praticata volentieri a Riccione da ogni persona, in ogni classe di età, turista o indigena che sia. &lt;br /&gt;Ma continuiamo la storia con un'altra puntata, davvero &lt;i&gt; a luci rosse...&lt;/i&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="Times, Georgia, serif"&gt;&lt;br /&gt;(-Da pagina 10-)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intanto immagino le forme procaci di Maria Grazia, sotto il vestito. Lei, così per bene, con le mutande a mezza gamba. A rotolarsi con me su quel tappeto, dove adesso tiene i piedini uniti. A squadernare l’astuccio che nasconde gelosamente tra le cosce. La pelosona all’aria. A farsi lappare il pirulino. E la natalizia che aspira lo sfilatino di Lorenzo. Che se lo trinca a tutta gargana. Un’orgia in piena regola. Con tanto di changez la femme. Come una quadriglia porno. Io che trombo Natalina &lt;i&gt;more ferarum &lt;/i&gt;e lei che fa una lingua a Maria Grazia, infornata specularmente da Lorenzo. Tutto questo mentre sorseggio il tè. Se mi vedessero dentro la testa! &lt;br /&gt;Come per caso, le vestali ci rivelano che sono fidanzate. &lt;br /&gt;“A scuola, avevo una cotta per lui. - fa Maria Grazia all’amica, accennando a me - Lo sapevi?” &lt;br /&gt;“No. - dico io - Mai neanche sospettato.” È la verità. Tutto avrei immaginato, meno che di essere stato oggetto delle voglie immature della ex pienotta. &lt;br /&gt;“Tutte eravamo innamoraaate di te.” Rincara lei. Che sia uno sguardo sognante, questo che ha mentre pronuncia la parola? Sembra uno sguardo sognante. Si sa, le fanciulle in fiore si sbrodolano sotto, quando parlano di amooore. Non conta se, in realtà, pensano a qualche decimetro di carne bella rigida. Lo stereotipo le commuove. C’hanno alle spalle l’inconscio collettivo di qualche secolo di poesia cavalleresca. Di cantate melense. Con le rime in -ore. &lt;br /&gt;Rivado con la memoria ai tempi delle medie. Ero il primo della classe. Fine, carino. Sempre vestito come Il piccolo lord, in mezzo a quei buzzurri. Chissà, forse gli tiravo davvero. Ma sono convinto che preferissero i ragazzotti dai giochi violenti e gli scherzi salaci. Quelli precoci che glielo facevano già vedere dietro i cespugli. Che gli buttavano per aria le sottanine e cercavano di mettere il diavolo nel ninferno. Senza tanti complimenti. Come avevo visto fare una volta da un piccolo coetaneo. Un teppistello biondo che chiamavano ‘il tedesco’, per via della madre: “Togliti le mutande, che ti chiavo.” aveva ordinato alla pischellina, estraendo dalla bottega il suo dito senz’unghia. Gliel’aveva appoggiato alla fessura imberbe e si muoveva avanti e indietro. Doveva aver spiato i grandi. Naturalmente non era entrato in nessun posto. Ma l’intenzione c’era già.&lt;br /&gt;Con le due sbarbe ci siamo dati appuntamento per uscire. Venendo via, mentre programmavamo dove portarle per fare bella figura con poca spesa, Lorenzo e io eravamo perplessi. &lt;br /&gt;“Secondo te, ci stanno?” ci chiedevamo. “Perché ci avranno detto che sono fidanzate?” Misteri della psiche femminile. Va’ a capire. Per darsi le arie? Perché non ci venissero idee per la testa? O per farcele venire? Dilemmi.&lt;br /&gt;Le abbiamo viste due o tre volte ancora. Ci è sembrato che cercassero marito. Noi non cercavamo moglie. Farci incastrare, proprio no. Maria Grazia, in particolare, credeva molto nella famiglia. Sfido! I suoi genitori filavano d’amore e d’accordo. Sposati da oltre vent’anni. La stronza si sperticava in elogi dell’unione. Il saaacro vincolo. La prooole. Benedizione del focolare domeeestico. Cazzate rancide! Doveva averle sentite in chiesa. S’era bevuta tutto e adesso ce lo spisciolava addosso. Per riportarci sulla retta via. L’avrei voluta vedere, al nostro posto. Due, concubini. Poi forse vi dirò. Un altro, suicida. Se avrebbe avuto voglia di sposarsi. Avere figli. Illegalità a parte, io me le ricordo le liti furibonde. Urla. Porte sbattute. E altro. Le scene di disperazione. Gli inseguimenti. Quando mi avevano fatto spettatore delle loro pantomime. Delle loro ingiurie in differita. Ributtarsi dentro quella trappola per topi? No, grazie! &lt;br /&gt;Come parabola morale, ci raccontava del padre di una sua amica, separato dalla moglie. Che passava da una donna all’altra. Soprattutto giovani. &lt;br /&gt;“Quasi come sua figlia. - diceva scandalizzata - Ma io l’ho visto piangere. Più di una volta. Per la solitudine.” &lt;br /&gt;E giù a descrivere la presunta disperazione di questo qui. Il sesso senza amore. In questi discorsi c’è qualcosa che mi tocca, non dico di no. Ma certo non abbastanza da convertirmi alle sue idee. Senza dire che magari quel manfano recitava la commedia pietosa, per portarsi a letto l’amica della figlia. Come niente. Questo non gliel’ho detto, però ho attaccato coi miei sillogismi. Perché è preferibile evitare matrimonio e procreazione. Senza alludere a me, a noi. Argomenti di carattere generale. Cinici non poco. Poi, la botta finale. Quella che lascia tutti senza parole. Come un cazzotto alla bocca dello stomaco. Che la più grande fortuna è la morte dei genitori. Una vera culata. Un messaggio forte della vita. Diretto. Senza tanti arzigogoli. Un esempio chiaro. Una scorciatoia. Per farti capire. Che sei nato solo e vivrai sempre solo. Perché tu non possa più dire: non lo sapevo. &lt;br /&gt;Lorenzo assentiva convinto. Loro sono inorridite: &lt;br /&gt;“Ma cosa dici?” &lt;br /&gt;Indecise fra compatirmi o scacciarmi con l’acqua santa. Forse si chiedevano se fossi un mostro. Se, per caso, non li avessi ammazzati io i miei. Loro non possono sapere che, qualche volta, l’ho accarezzato davvero quel sogno. Che però non sono arrivato mai a odiarli abbastanza per farlo. Che la mia rabbia muta non è riuscita a elevarsi alla dignità di odio. Alla fine, le piccole bigotte sono rimaste interdette. Non hanno saputo controbattere. La bocca sigillata dall’orrore. Anche quella tra le gambe, forse. È chiaro che non ci siamo fidanzati. Incannato, meno che mai.&lt;br /&gt;L’ultima volta che ho incontrato Maria Grazia, da sola, mi ha fatto uno strano discorso. Sul fatto che Lorenzo sembra pendere dalle mie labbra. L’ascendente che ho su di lui. &lt;br /&gt;“Voi due siete molto legati, eh? - mi fa - Ho notato che avete un gergo tutto vostro. Ma così, quando parlate fra voi, escludete gli altri dalla conversazione. Non è piacevole per chi sta con voi. Non l’avete pensato questo? Se n’è accorta anche Natalina.” &lt;br /&gt;Ora, c’è del vero in quel che dice, non lo nego. Il fatto è che abbiamo dei riferimenti letterari convenzionali. Per lo più scovati da me e poi adottati da entrambi. Per esempio, Lorenzo sluma una e mi dà di gomito. “Utrum peccò di gola o di lussuria?” chiede, inclinando la testa verso di lei. Pochi capirebbero che è una citazione dai Dubbi amorosi dell’Aretino. Io mi giro: la damigella ha effettivamente una gran faccia da bocchinara. Se vi andate a leggere la fonte, capirete cosa voglio dire. Un’altra volta, all’indirizzo di due che c’avevano rotto, ho declamato: “Pedicabo ego vos et irrumabo.”, che è di Catullo. Se sapete il latino avete già capito. Se no, peggio per voi. Poi c’è quell’appellativo di Lorenzo, bàtjuška, babbino, che vi ho già detto. E così via. Espressioni evocative. Solo per noi. Comprensione reciproca. Ma, in fondo, è solo un gioco. Senza malizia. Invece nelle frasi di Maria Grazia coglievo una specie di astio marginale. Un che di allusivo. In poche parole, ho capito che le due pseudosuorine ci avevano presi per culattoni. Ho riflettuto: lui è biondo, esile. Tipo Peter O’Toole. Io ho un corpo da ginnasta. Entrambi siamo contro gli sponsali. In più, non glielo avevamo neanche fatto sentire. Né tentato di mettergli una mano tra le cosce. Comprendevo la delusione. Il sospetto. L’impulso vendicativo. Così impareranno a fare discorsi nuziali! Se ce l’avessero mollata motu proprio, senza tante storie, sarebbe stato diverso per tutti. Invece così si son giocata la minchia. Peccato però, perché potevano essere due belle sbigolate. &lt;br /&gt;Quando ho riferito a Lorenzo la storia delle checche, ci siamo sgangherati dal ridere. &lt;br /&gt;“Insomma, - mi fa lui - pensano che, più che amici per la pelle, siamo amici per le palle.” &lt;br /&gt;“Proprio così. - dico - Magari le amichette andavano su di giri, immaginando che ci facevamo dei rigatoni a vicenda e ce lo mettevamo nel didietro. E loro si sgrillettavano le chitarrine vergini.” &lt;br /&gt;“Vergini?” conclude Lorenzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(-Continua-)&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-5509141438321693712?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/5509141438321693712/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=5509141438321693712' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/5509141438321693712'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/5509141438321693712'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2012/01/cuccare-sulla-spiaggia-oggi-mission.html' title='Cuccare sulla spiaggia, oggi &lt;i&gt;mission impossible? &lt;/i&gt;'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-1229920978660411344</id><published>2012-01-14T19:34:00.001+01:00</published><updated>2012-01-14T21:21:01.824+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pagina 10'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='come una fontana'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='emblema da copertina'/><title type='text'>Infine trovata la fontana da mettere in copertina</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;img src="https://lh3.googleusercontent.com/-jcdVg_PIbnk/TxHGX-ICjjI/AAAAAAAAASw/UJ3qzSWlCHc/s450/fontana_veritas.jpg" alt="Fontana di Treviso" title="Emblematica fontana da mettere in copertina quasi a riassumere il romanzo COME UNA FONTANA"  imageanchor="1" style="clear:left; float:left; margin-top:1em; margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;font color="#000060"&gt;&lt;br /&gt;Finalmente ho trovato la fontana che meglio rappresenta lo spirito e la vena del romanzo "Come una fontana".&lt;br /&gt;Se avete un parere differente o qualcosa di più adatto, non mancate di segnalarmelo nei commenti. Tuttavia dubito fortemente che sia possibile trovare una fontana più rappresentativa. &lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="Times, Georgia, serif"&gt;(-Da pagina 9-)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo la sua partenza, con Monika mi sono scambiato lettere, per qualche mese. Era una ragazza dolce. Mi mandava sue fotografie. Chiedeva le mie. Mi scriveva del suo sgobbo. Della sua vita. Voleva che andassi a trovarla. Figurarsi! Col gelataio cazzuto evidentemente non c’era stato dialogo. Non credo che avessero commentato la Critica della ragion pura. Di me, che non l’avevo infilata, rischiava di innamorarsi. O le piaceva raccontarselo. Me la figuravo, nell’ufficio, confidarsi con le colleghe di lavoro. Leggere insieme le mie lettere. Alla ricerca della nota romantica. Non era facile trovarla. Io riferivo delle mie letture. Di qualche attività culturale più o meno immaginaria. Forse lei si vantava: “Er ist ein Intellektueller.” Non ne doveva bazzicare molti, nel suo ambiente. Buon per lei, del resto. Meglio il genitale dell’intellettuale. Comunque, dopo un po’, l’epistolario ha cominciato a languire. Non sapevo più che cosa inventare. Di fare il Liebhaber non ci pensavo proprio. Così, alla fine, ho smesso di rispondere. Almeno avevo fatto esercizio di tedesco. Perché, oltre che per via paragenitale, lo studio anche sui libri. Per puro interesse linguistico. Mica solo per cercar di chiavare. &lt;br /&gt;È rimasto il dilemma. Mi avrà creduto matto o filosofo? O cazzone?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lorenzo non è andato in Svezia. Anche perché ha sostituito alla svedesona una moglie italiana insoddisfatta del proprio marito. Trentaseienne. Bionda. Elegante. Bella filiberta. Tipo Grace Kelly. Sono stato io a fargli notare che lei gli ha messo gli occhi addosso. Lui, in questo, è distratto. Per dire che non è stata una conquista laboriosa. Lo riceve a casa. Di sera. Quando il becco è fuori e i bambini dormono. Gli telefona, per dargli il segnale di via libera. Due squilli e riattacca. Consumano in salotto. Su un divano. C’è sempre un po’ di suspense. Un ritorno inatteso, un risveglio imprevisto. Una volta, Lorenzo si è dovuto dileguare attraverso un balcone. Coi vestiti in mano. &lt;br /&gt;Mi racconta tutto. Con dovizia di particolari. Anche intimi, s’intende. “Allora io, allora lei.” Come lo fanno. Dove lo fa sbrodare. Sulla trippa o fra le ciocce. Per non rimanere incinta. Al solito, però, lui idealizza il personaggio. Le trova giustificazioni. Inventa romanticherie. Lei è molto infelice. &lt;br /&gt;“Il marito la trascura.” mi fa. &lt;br /&gt;“Ça va sans dire.” ironizzo io. &lt;br /&gt;“Mi ha detto che la maltratta anche.” &lt;br /&gt;“C’avrei giurato.” &lt;br /&gt;“Non fare lo stronzo. La tradisce con le altre.” &lt;br /&gt;“Poverina!” io, sarcastico. &lt;br /&gt;“Da non credere, eh? Quel tocco di gnocca. E poi raffinata. Invece dice che il marito è un rozzo.” &lt;br /&gt;“Ma va’?” &lt;br /&gt;“Oltre tutto,  lei scopa alla grande. Mi fa certi numeri...” &lt;br /&gt;“Perché di te è innamorata.” rincaro la dose. &lt;br /&gt;Lorenzo non realizza: “Me lo ha detto davvero. Che sono il suo primo vero amore.” Io mimo la massima ammirazione. Faccio così con la testa. Come per dire: mecoiòni! niente po’ po’ di meno! &lt;br /&gt;L’amore sì, ma non senza travaglio. La bionda è combattuta. Glielo confessa. Ha i sensi di colpa. Gli racconta che le cadono i capelli. Per lo stress. Forse avrò modo di incontrarne altre, in seguito, di queste Bovary. E di cascarci, anche, nelle loro trappole sentimentali. Buche profonde. Ben mascherate dalle frasche amorose. Dalle quali si riemerge a fatica. Con sofferenza. Ma, per ora, ho le idee chiare. Per certi versi, crescendo ci si guasta. O che si vedono sempre le pagliuzze degli altri, ma mai le proprie travi. Comunque sia, gli demolisco tutto. Implacabile. Solo rappresentandogli la realtà. Senza fronzoli. Gli apro gli occhi. Faccio notare che la colomba ha il viso liscio. La pelle curata. Si vede l’intervento regolare dell’estetista. E gli abiti costosi. I gioielli. Segno che il marito scuce mica poco. Che maltrattamenti d’Egitto! Gli dimostro che lui non è né il primo né l’ultimo, ma uno dei tanti anelli della catena erotica, alla quale la dama è legata. Come una cagna sull’aia. Pronta ad azzannare il primo che passa. Come tutti gli umani. Schiavi della legge di perpetuazione della specie. Vivrà forse anche qualche conflitto interiore. Qualche contraddizione sadomasochistica. Certamente accetta di buon grado la doppiezza. Da una parte, la tranquillità sociale della famiglia. La facciata borghese. L’intonaco perfetto. Senza una crepa. Moglie e madre esemplare. La solita stronzata fasulla. Dall’altra, qualche centimetro di carne giovane, bella dura, per riempire la vacuità dell’esistenza inguinale. La realtà vera. Quella nascosta dietro la maggior parte di ‘ste unioni convenzionali. &lt;br /&gt;In fondo, Lorenzo concorda con me. La cocorita è solo un bel trastullo. Da approfittarne. Finché dura. Infatti, qualche tempo dopo, la Grace gli dà il benservito. Il marito sospetta. A lei rimorde la coscienza. Come da copione. &lt;br /&gt;“Avrà voglia di cambiare apriscatole. - sentenzio - Magari qualcuno con un po’ più di conquibus. Uno che non le procuri soltanto pene.” sghignazzo canagliescamente per il mio doppio senso. Lorenzo, ride anche lui, ma un po’ a denti stretti. Nonostante tutto, c’è rimasto male. Anche il più spregiudicato un po’ ci crede sempre a ‘sta puttanata dell’amore. Purtroppo. &lt;br /&gt;Confesso: sono così freddamente cinico quando si tratta di lui, ma quando sono in ballo io, la musica cambia. Rischio di precipitare nella melassa sentimentale. Di annegarci. Cerco affetto dovunque. Sono affamato. Come un cane randagio che rovista nella spazzatura. Le donne potrebbero fregarmi quando vogliono.&lt;br /&gt;Alla fine, Lorenzo mi dà ragione. Quasi sempre. Anche se non è convinto del tutto. Dipende dalla dialettica. Che in lui scarseggia. Questo non è leale da parte mia, ne convengo. Talvolta discutiamo. Accade anche che io mi proponga di dimostrare una tesi alla quale non credo. E ci riesco. Quando lui se ne accorge, va su tutte le furie. Smadonna. Perché sa di essere nel giusto, ma è senza argomenti. Dice che sarei capace di sostenere qualunque teoria, solo per il piacere di dissertare. Che mi diverto ad ascoltarmi. Che voglio annullare gli altri. Non è proprio così. Ma c’è del vero. Le contese verbali mi attirano. Non quelle fisiche. Mai gareggiato in forza muscolare. Nonostante la mia prestanza. Forse perché ero un bambino gracile. Non mi sono abituato alla mia attuale condizione di adolescente forzuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi incontri femminili, che nascono col marchio della brevità, ci hanno stancato. Abbiamo pensato di orientare la ricerca in una direzione nuova. Lorenzo si è affidato a me. Ho frugato nella memoria. M’è venuta in mente Maria Grazia, una mia compagna delle medie. &lt;br /&gt;“Ti ricordi di me?” le telefono. &lt;br /&gt;“Ciaaao, come stai? - miagola lei - Ma che bella sorpresa! Dov’eri finito? Che cosa fai adesso? Dove abiti?” &lt;br /&gt;Vuol sapere tutto in una volta. Mi fa una gran festa. Non me l’aspettavo. Son passati sette anni. Ci eravamo lasciati bambini. Le fornisco notizie sommarie. L’università. Che sono stato via per qualche anno. I genitori morti. &lt;br /&gt;“Oooh, mi dispiace! Poverino!” L’istinto materno, si vede. “Perché non mi vieni a trovare?” propone. &lt;br /&gt;“Perché no? Volentieri. - come se fosse stata un’idea sua - Ma ci sarebbe anche un mio amico.” &lt;br /&gt;“Vieni con lui. - semplifica la cinguettante - Anzi, guarda, facciamo così. Domani pomeriggio sarà qui da me anche una mia amica. Ti va?” Aggiudicato. &lt;br /&gt;La ricordavo carina. Magari un po’ grassoccia, ma gradevole. Adesso è una bella passerotta. Con ammortizzatori e culabria al posto giusto. L’altra, Natalina (indovinate in che giorno è nata), è una bruna sottile di vita, ma ben dotata di respingenti e con due gran labbra da pompe. Con Lorenzo ci siamo scambiati un’occhiata favorevole. &lt;br /&gt;Tè, pasticcini. Sembrava di essere in un’altra epoca. Nel salotto buono. Il divano e le poltrone con la stoffa a fiori. Mancava solo che loro indossassero la crinolina. Abbiamo parlato del più e del meno. Naturalmente ho tirato fuori la filosofia. Che sono esistenzialista. Berdjaev, per esempio. Credo ancora che, per far colpo sulle ragazze, si debba essere colti. Un po’ tenebrosi. (Anche in questo campo, farò progressi in seguito. Esibirò altri argomenti. Datemi tempo. Non si impara tutto in un giorno!). Del resto, basta guardarmi. Maglioncino nero col collo alto. Una divisa. Noto che, in effetti, il nome russo sconosciuto ha un certo impatto. Abboccano. Mi chiedono perché esistenzialista. Che cosa vuol dire. Ne sanno poco o niente e si vede che la definizione le spaventa e le affascina. Forse pensano a qualcosa di trasgressivo. Peccaminoso. Come se avessi detto satanista.&lt;br /&gt;Pontifico. Che esistere vuol dire ex-sistere, emergere dalla folla. Affermare la propria unicità di individui. Che l’esistenza è l’incontro paradossale fra l’eternità e il tempo. Fra l’Essere e il Nulla. La coincidenza degli opposti. L’accettazione della solitudine. La coscienza del vivere qui e adesso. Cito in qua e in là, come mi viene. Nomi. Barth Husserl Jaspers Marcel. Sartre, naturalmente. Frasi lapidarie. Che Hegel pensava la vita, Kierkegaard viveva il pensiero. Lorenzo mi guarda come uno che si chieda dove cazzo andrò a parare. Io lo so meno di lui. Non ho ben chiaro in mente che cosa dico.&lt;br /&gt;Meno si capisce, meglio è. Ci so fare con le parole. Un giocoliere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(-Continua-)&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-1229920978660411344?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/1229920978660411344/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=1229920978660411344' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/1229920978660411344'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/1229920978660411344'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2012/01/finalmente-trovata-la-fontana-da.html' title='Infine trovata la fontana da mettere in copertina'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh3.googleusercontent.com/-jcdVg_PIbnk/TxHGX-ICjjI/AAAAAAAAASw/UJ3qzSWlCHc/s72-c/fontana_veritas.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-1895000399417991201</id><published>2012-01-12T22:30:00.001+01:00</published><updated>2012-01-13T17:10:58.481+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pagina 9'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gioie e dolori'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='donne e motori'/><title type='text'>Le fontane, come gli esami, non finiscono mai</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;img src="https://lh3.googleusercontent.com/-qKU7H1P2_f8/TwOEN1V8oNI/AAAAAAAAASU/26Z64meg-3A/s500/cannelle.jpg" alt="fontane come esami" title="Riconoscete questa fontana?"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font color="#001060"&gt;&lt;br /&gt;Ecco qui di seguito una nuova pagina (uso novella) del romanzo inedito "Come una fontana".&lt;br /&gt;Certo non sarà agevole per il visitatore occasionale gestire l'apparentemente caotica stesura.&lt;br /&gt;Ma il blog non consente una migliore struttura di presentazione; occorre scendere nel testo fino alla data 23.11.2011 per trovare l'inizio, la prima pagina; risalendo fino a questa che oggi è l'ultima parte, ma domani sarà superata dalla successiva. &lt;br /&gt;Tutta questa difficoltà rappresenta un grosso incentivo a:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;a) richiedere l'intera opera sotto forma di e-book in un allegato e-mail gratuito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;b) proporre una differente soluzione d'impaginazione, tenendo presente che l'impostazione di blogspot non mi ha consentito d'invertire (ossia più vecchio in cima - più recente in fondo) l'ordine di presentazione delle pagine stesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ambedue le operazioni sono facilmente eseguibili tramite i commenti.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="Times, Georgia, serif"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(-Da pagina 8-)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Queste sarebbero le nostre battute infruttuose, in coppia. &lt;br /&gt;Separatamente invece abbiamo successo. O piuttosto Lorenzo. Alto biondo occhi azzurri.&lt;br /&gt;È matematico. Lui non ha le pastoie filosofico-religiose. Neanche quelle sanitarie. Il primo appuntamento finisce sempre a letto. Nella peggiore delle ipotesi, alla seconda uscita. In compenso, però, ha la pericolosa tendenza a innamorarsi. Di tutte. Ha lo spirito romantico. Una volta me l’ha fatta lunga con le lettere che gli mandava una di Amburgo, che si era bombata l’estate prima. Conquistato da una frase che gli aveva scritto, in apertura, all’inizio della primavera: “Die Vögel singen wieder am Morgen” Che, al mattino, cantavano di nuovo gli uccelli. Io: &lt;br /&gt;“Embè?”&lt;br /&gt;Lui non la finiva più di ripetermela. Che era vera poesia. Che senti che musica? Pensa te. Mi dava anche dell’insensibile. Del coglione ottuso. Perché non partecipavo col dovuto entusiasmo. La verità è che la baffina annulla la sua negatività. Io cerco di aprirgli gli occhi: &lt;br /&gt;“È solo questione di qualche centimetro di pieno e qualche centimetro di vuoto. - gli dico pirandellianamente - Non confonderti.” Serve a niente. &lt;br /&gt;Sta già facendo progetti, per raggiungere in Svezia una maliarda quarantenne, che l’ha sderenato a furia di galoppate. A casa loro, si sa, il sole lo vedono poco e sole vuol dire energia. Una specie di generatore. Direttamente nell’apparecchio. Per questo i bagnini vanno tanto. Sotto il sole dalla mattina alla sera. Gli italiani, in generale. Sol och kärlek. Sole e amore. Il binomio della loro fissazione. C’hanno le idee chiare, in argomento. Anzi, per la verità, sol och kön, sole e sesso. &lt;br /&gt;“Cazzone! - lo apostrofo - Aveva voglia di carne fresca. Meglio farsi te che una bistecca al sangue. O infilarsi un würstel. Vorrei sapere cos’ha a che fare la tana con l’amore.” &lt;br /&gt;“Fammi un lunedì, - protesta lui - sono mica innamorato, io. Semmai lei, che mi ha proposto di pagarmi anche il viaggio.” &lt;br /&gt;“Appunto, dico. E credi che sia per il cuore, non per la fresca, vero?” Cinico come pochi.  &lt;br /&gt;Immagino che, negli anni, avrò modo di rivedere le mie teorie in proposito. I chakra, i tantra e tutto il resto. Intanto la penso così. Che l’Amore (con l’A maiuscola!) segua percorsi diversi. Che debba essere l’incontro di due anime. Nel settimo cielo. O da quelle parti. Che non vada insudiciato con contatti terreni. Più simile a un sogno che alla realtà. Vivo questa grande contraddizione fra i tiramenti dell’uccello e quelli dello spirito. Non so bene quale dei due sia il vero debole, se questo o la carne, come raccontano i preti. Quel che è certo è che intanto non scopo. Quindi ce l’ha vinta lo spirito. Anche perché, come se non bastassero tutte le menate chiesastiche, c’è pure lo spauracchio delle malattie. Lo scolo, la sifilide e chissà che altro. Con tutto che adesso c’è la penicillina, gli antibiotici. Ma a me son rimasti in mente certi racconti raccapriccianti che ho sentito fare da bambino. Di infezioni terribili. Operazioni chirurgiche mostruose. L’uccello aperto come una banana. &lt;br /&gt;“Coglioncione, - mi replica Lorenzo, quando gli do queste motivazioni della mia perdurante inconcludenza - Usa il goldone, no?” &lt;br /&gt;Insomma, è tutto un insieme di cose che fa sì che, alla fine, gli unici rapporti sessuali completi io li abbia solo con la sorella della mancina. Ma fantasticando di fighe galattiche. Porche e sentimentali in giusta misura. L’immaginazione, l’ho detto, non mi manca. Addirittura me le costruisco così appaganti, che fatico ad accontentarmi di quelle che incontro nella realtà. Smanettamenti a parte, sogno l’Amore alla Guido Cavalcanti e soci. Oppure l’Avventura (sempre A maiuscola!). Sui mari. In Africa. &lt;br /&gt;Da bambino avevo spasimato per Ann Blyth e Gregory Peck. Il mondo nelle mie braccia. Anch’io razziatore di foche nel mare di Bering. Innamorato della contessa russa. Ma soprattutto quando Peck era uno scrittore morente. Le nevi del Kilimangiaro. Sì, il film era una boiata. Ma io non avevo ancora senso critico. E non avevo letto Hemingway. E poi c’erano, per così dire, le due donne della mia vita. Susan Hayward, la moglie, che mi sembrava somigliasse a mia madre. Ava Gardner, il grande amore, la donna fatale. Lei era la mia passione. Da quando l’avevo vista in Pandora. L’Amante. Per eccellenza. Il suo sguardo malioso, che pareva avvolgerti senza raggiungerti. Era miope. Io però non lo sapevo. Per me era solo fascino. E la storia. L’amour fou, l’Olandese Volante. Eros e Thanatos, i simboli surreali. C’era tutto. Non che allora me ne rendessi conto. Lo capisco adesso. Che era la seduzione carnale di lei a stregare il mio istinto. Cominciavano le oscillazioni del mio pendolo erotico. Fra amor sacro (la mamma, la Hayward) e amor profano (la maliarda, la Gardner). Nascevano i binomi: Amore-Santità, sesso-peccato. Come due poli opposti. Inconciliabili. Sono stati i corvacci a inculcarmi queste idee. Mio malgrado. Tuttora la carne mi attira e mi dà i sensi di colpa. Ogni volta che esco dal letto di Lisa, il pentimento è in agguato. Come se avessi fatto le porcherie. Come da bambino. C’è sempre il santolo nero appostato nella mia testa con la vecchia domanda: da solo o con altri? Così mi autopunisco. Castigo il corpo. Mi ammalo. Per non parlare di quando cerco di far canestro con le altre. Un altro  motivo della mia inconcludenza.&lt;br /&gt;Avevo attaccato con Monika. Bel fighino. Una tedeschina anomala. Castana, occhi scuri, bocca a cuore. Piccola, rotondetta. In riva al mare. Di notte. Mano nella mano. Ho guardato in alto. Non so perché. Romanticismo. Ammirare il firmamento. Non c’era una nube. Le ho parlato di der bestirnte Himmel über mir, il cielo stellato sopra di me, eccetera. Quel delirio di Kant. Lei non sapeva neanche chi fosse. Mai sentito nominare. Quando gliel’ho detto, ha capito Kante: &lt;br /&gt;“Che spigolo?” mi ha chiesto. Ho dovuto spiegarle. Normale. Era contabile in un’azienda. Figurarsi! &lt;br /&gt;Già un’altra volta mi era capitata una disavventura simile. Ero seduto su una panchina, all’ombra di un pino. Con una commessa di un paese vicino a München. Invece di passare a vie di fatto, cercavo un argomento di conversazione. Mi viene in mente, niente di meno, Fichte. Ditemi se si può essere più coglioni di così. Io parlavo e lei mi guardava sempre più stranita. Ogni tanto si girava indietro. Dopo ho capito: credeva che le avessi detto che il pino alle nostre spalle aveva delle teorie filosofiche. Mi aveva preso per un balengo. Inutile dire com’è finita. &lt;br /&gt;Invece lì, con Monika, mi frullava per la testa un imperativo categorico o due: “Pastrùgnale la filippa! Smetti di vaneggiare e inforcala!” Ma non abbastanza categorici. Non mi azzardavo. Continuavo a scazzare: &lt;br /&gt;“La realtà è ingannevole, - cercavo di dirle in tedesco - noi potremmo essere lassù ed essere osservati da qualcuno che è qui. Chi può saperlo?” &lt;br /&gt;Ascoltandomi, mi chiedevo che accidenti volessi dire. Lei mi guardava in silenzio. Con una specie di ammirazione perplessa nello sguardo. Sono stato colto dal dubbio. &lt;br /&gt;“Penserai che io sia matto.” ho ipotizzato. &lt;br /&gt;“No. Penso che tu sia un filosofo.” mi ha detto e mi ha dardeggiato la lingua nella gargarozza. Da togliermi il fiato. Aveva labbra morbide e carnose. Soprattutto quello inferiore, che sporgeva in modo impertinente. Mi esplorava il cavo orale con la sua serpentina agile. &lt;br /&gt;In cuor mio ho ringraziato Immanuel.&lt;br /&gt;Però, l’indomani avevo un raffreddore innaturale. Da non respirare. Sono rimasto a letto tutto il giorno. L’autocastigo, appunto. Avevo ancora addosso l’odore del corpo di Monika. Quelle creme solari che si spalmano le germaniche. Come un marchio di colpa. Mi dava la nausea. Con tutto che non ero andato oltre il pomicio. Le scopate, anche in quel caso, me le sono fatte da solo, mentre smaltivo il cimurro in branda. &lt;br /&gt;Lei ha poi esaudito i propri imperativi categorici con un gelataio. Mentre io mi dibattevo fra i rimorsi contraddittori. Per quel che avevo fatto e per quel che non ero stato capace di fare. Ricordando i capezzoli, che le avevo titillato. I suoi emisferi posteriori, che avevo smanazzato a lungo, digitando l’anello, con una gran voglia di fiocinarmici in mezzo. Per aver goduto, dopo, sognando di farlo. Per aver tradito il mio ideale. L’immagine onirica che inseguo da sempre.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;IL GIARDINO SEGRETO&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Un’altra giornata di lavoro era finita e, come tutte le sere, il bibliotecario si ritirò nella propria camera. Consumò un pasto frugale e si sdraiò sul letto: con gli occhi chiusi, ma perfettamente sveglio, attendeva l’ora dell’appuntamento. Sapeva che non sarebbe venuta prima che tutti si fossero coricati e il palazzo fosse completamente buio e silenzioso: solo allora avrebbe potuto percorrere i corridoi sicura di non essere vista e raggiungere il giardino attraverso il passaggio segreto.&lt;br /&gt;Con gli occhi della mente la vedeva nella sua stanza, indaffarata a scegliere l’abito da indossare e poi mentre si pettinava i lunghi capelli davanti allo specchio e con le mani umide di essenze profumate si accarezzava la morbida pelle del collo e il seno, indugiando compiaciuta a osservare il proprio corpo nudo. Pensandola, ne rallentava i movimenti e prolungava i preparativi. Tante volte, nell’attesa, l’aveva immaginata compiere quei gesti, che poteva indovinarne e regolarne ogni singolo atto, fino a quando, ormai pronta, gettato un ultimo sguardo allo specchio, apriva cauta la porta della camera per affrontare il breve complicato percorso fino al giardino.&lt;br /&gt;Valutò il tempo che avrebbe impiegato ad arrivare e decise di muoversi. Si alzò dal letto e molto lentamente, cercando di non fare rumore, spostò l’armadio che nascondeva l’apertura nella parete. Vi entrò e, nel chiarore lunare, apparvero gli alberi, i cespugli e il prato. Si fermò un attimo ad ascoltare la notte, poi si inoltrò nel giardino. Accarezzò il morbido tronco rugoso della quercia e contemplò felice i cespugli di bosso e di alloro ai piedi dell’abete maestoso, il larice alto e forte, il cipresso fremente alla brezza notturna e il tiglio odoroso dalle tenere foglie. Era orgoglioso dei suoi alberi, di quel giardino piccolo ed esclusivo, che divideva solo con lei. Un angolo di paradiso nascosto dentro l’immenso palazzo ostile. Ad esso aveva dedicato ogni momento libero della sua esistenza: aveva piantato gli alberi che preferiva, ne aveva aiutato il lento sviluppo con continui sapienti interventi e li aveva preservati da dannose intrusioni.&lt;br /&gt;Guardò fra il tiglio e il cipresso e vide la bianca figura di lei, come una piccola nuvola di luce nel buio della notte. Indossava l’abito leggero di sempre, un po’ gonfio per la corsa. Mentre le andava incontro pensò che il tempo non aveva lasciato alcuna traccia su di lei: le curve del suo corpo, i capelli, il sorriso, tutto era miracolosamente immutato.&lt;br /&gt;Quando furono vicini, le passò le mani sui fianchi in una carezza lieve, poi rimasero immobili entrambi, uno accanto all’altra, nel silenzioso colloquio senza fine.&lt;br /&gt;Al mattino trovarono il corpo freddo del vecchio bibliotecario, disteso sul letto, come se dormisse.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(-Continua-)&lt;/font&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-1895000399417991201?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/1895000399417991201/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=1895000399417991201' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/1895000399417991201'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/1895000399417991201'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2012/01/le-fontane-come-gli-esami-non-finiscono.html' title='Le fontane, come gli esami, non finiscono mai'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh3.googleusercontent.com/-qKU7H1P2_f8/TwOEN1V8oNI/AAAAAAAAASU/26Z64meg-3A/s72-c/cannelle.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-1560606892144365010</id><published>2012-01-06T12:21:00.009+01:00</published><updated>2012-01-10T10:34:05.271+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cherchez la femme'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tredici'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pagina 8'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cannella'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='come una fontana'/><title type='text'>Cannella, una di tredici, come una fontana</title><content type='html'>&lt;br&gt;&lt;img src="https://lh4.googleusercontent.com/-_jBg6mwoDkg/TwOENat37YI/AAAAAAAAASQ/9TnqhLAOf3I/s500/cannella.jpg" alt="cannella di come una fontana" title="Dove si trova? In quale città?"&gt;&lt;br /&gt;&lt;font color="#002090"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;QUARTA (oppure RISVOLTO) DI COPERTINA, a piacere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un anno di vita di due &lt;i&gt;teenagers&lt;/i&gt; diciannovenni, all’inizio degli anni Sessanta, in un’anonima località turistica balneare. Romanzo di formazione sulla fine dell’adolescenza e la rabbia, la dolcezza, la volgarità, la poesia, la timidezza, l’arroganza, il sesso, l’amore e l’incertezza, che l’accompagnano. Con uno stile sincopato e un linguaggio spesso crudo e ricco di espressioni gergali, si seguono le avventure quasi picaresche dei due protagonisti, orfani nell’anima più ancora che nella vita, continuamente oscillanti fra cinismo e romanticismo: uno, patito per Kafka e schiavo della passione maniacale per la scrittura e l’erudizione, teorico del pessimismo cosmico e dell’ottimismo quotidiano; l’altro, pazzo per Mozart e più pragmaticamente legato alla realtà, ma quasi votato al culto di una sempre incombente ala di tragedia. Nel mondo, fra realistico e onirico, che i due attraversano, incontrano personaggi teneri, comici e grotteschi, come le maschere di una moderna &lt;i&gt;comédie humaine,&lt;/i&gt; che contribuiranno tutti, ognuno a proprio modo, al loro passaggio dalla spensierata giovinezza all’età adulta, recando un bagaglio alleggerito di molti dei sogni iniziali, ma arricchito di tutti quegli errori, che costituiscono l’esperienza.&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="Times, Georgia, serif"&gt;&lt;br /&gt;(-Da pagina 7-)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Annique e Catherine erano un vero schianto. La prima bionda, occhi celesti, espressione piccante. Corpo nervoso, ma con tutte le cose al loro posto. L’altra bruna, occhi verdi, sguardo languido. Aveva due tette e un culo da costringere un novantenne a credere nella resurrezione della carne. Non quella del giorno del Giudizio. Insomma vi garantisco che aveva una carrozzeria che neanche Pininfarina. Due tipe intelligenti. Le parigine sono speciali, non c’è che dire. Le abbiamo arpionate. Prima avevano incontrato solo ragazzi stupidi e volgari. Noi siamo diversi. Parliamo di tutto. Politica, letteratura. Sartre e Camus. Le due correnti. E Sulla strada. In America è il momento di Kerouac e la beat generation. Lo Zen. Loro non ne sanno niente. Non è ancora di moda, in Europa. Ma mi ascoltano affascinate. Anche Elvis Presley. Perché no? Little Richard. I Platters. Con Lorenzo che si batte per Mozart. E poi Aznavour, Brel, Bécaud. Tutte le sere, tiravamo tardi a discutere, ascoltare musica e scambiarci battute allusive. Qualche tastatina volante. E basta. Una sottile componente erotica era sottintesa. Ma non ha mai preso quota. Ogni tanto, ci pareva che ironizzassero un po’ sulla nostra politesse. &lt;br /&gt;Una volta, ho chiesto a Catherine se pensava che fossimo usciti con loro per baiser. Mi ha lanciato uno sguardo birbone e ha risposto: &lt;br /&gt;“I suppose...itoire.” Questa ‘supposta’ anglo-francese, a pensarci, era un’arguta risposta allusiva. Invece mi ha solo fatto ridere a crepapelle. È stato come un segnale. Abbiamo cominciato a dire cazzate in crescendo. A scompisciarci. Non so se fosse una reazione isterica alla frustrazione sessuale. Comunque abbiamo sghignazzato per tutta la notte. Come ubriachi. Con Annique che ogni tanto squittiva, a gambe strette: &lt;br /&gt;“Arrête! Je vais faire pipi!” &lt;br /&gt;Una sera le abbiamo anche portate al Luna Park. Erano entusiaste. Volevano provare tutto. Gli abbiamo dovuto mettere dei fermi. Che non si allargassero troppo. Per via che eravamo scarsi di conquibus. Sono state comprensive. Hanno partecipato alle spese coi loro soldi. Dopo il Tiro a segno, il Tunnel dell’amore, l’Autoscontro, giostre e stronzate varie, c’erano rimaste la Ruota e le Montagne russe. La pecunia non ci bastava per tutte e due. Bisognava scegliere. Io magnifico le seconde. Lorenzo si opponeva. Non voleva confessarlo, ma aveva un pipaculo tremendo. Fin da bambino. Per questo non aveva mai voluto provare. Io lo sapevo. Insisto. Gli do la baia. Lo smaschero con le fanciulle. Che si caga sotto. Non ci vuol altro. Lo prendiamo per il culo senza pietà. Si arrende, sgranando il rosario da par suo. &lt;br /&gt;Perché dovete sapere che Lorenzo ha fatto dello smadonnare una specie di arte. Con elaborazioni di immagini e concetti, accostamenti di aggettivi e appellativi degni di un toscano. Quando non impreca direttamente la Madonna, Dio o i Santi, trasformandoli negli animali più fantasiosi o attribuendogli azioni impensabili, usa una specie di traslato bestemmiatorio, citando Dante. Allora lo vedi che alza lo sguardo al cielo e ruggisce in sordina: “Bestemmiavano Dio e lor parenti, l’umana spezie e ‘l luogo e ‘l tempo e ‘l seme di lor semenza e di lor nascimenti.” Lì però, con le francesine, il Sommo Maestro sarebbe stato inutile. La creatività sprecata. Per cui smoccolava a ruota libera, senza neanche inventiva. Dunque, fra un porco qui e troia là, ci sistemiamo su un carrello. Io davanti con Annique. Lui dietro con Catherine. Gli comincia il riso nervoso prima ancora di partire.&lt;br /&gt;Via! &lt;br /&gt;Il bello è che le Montagne russe facevano paura anche a me. Una strizza boia. Ma mi attiravano irresistibilmente. Come i film dell’orrore. L’emozione forte. La sfida al cardiopalmo. Insomma andavamo. Il carrello prendeva velocità. A ogni curva sembrava che deragliasse. Che ci scaraventasse fuori. A dispetto del nostro abbarbicamento alla sbarra. Come zecche a un cane. Ormai tutti con la ridarella. Irrefrenabile. Annique sempre coi suoi acuti “Je vais faire pipi!”. Io che, immaginando la scena della pioggia dorata sulla testa di quelli di sotto, ridevo ancora di più. Catherine che mi gridava “Aux assassins!” nelle orecchie. La pirotecnica crescente delle bestemmie di Lorenzo. Sempre più elucubrate. Sempre più potenti. Io che mi sganasciavo, incapace di qualsiasi altra azione o pensiero. Un ambaradàn da far crollare l’intera struttura. Noi quattro, da soli, facevamo più casino di tutti gli altri insieme. A terra, la gente accorreva. Guardava in su. Credeva che stesse accadendo una tragedia. Sperava nel disastro. La catastrofe. Giù tutto! Morti e feriti. Poi capiva che erano solo quattro cacasotto urlanti. Si allontanava delusa. Intanto il carrello aveva rallentato. Adesso arrancava in salita. I miei compagni di sventura riprendevano fiato. Non avevano realizzato. Che il peggio doveva ancora venire. Il pezzo forte. Lo spavento supremo. Io ero al corrente. Mi preparavo all’impressione fatale. Arriviamo in cima. Il punto più alto dell’architettura. L’avevamo pur visto, da sotto. Il carrello si ferma un attimo. Come se esitasse se osare o no. Sull’orlo del precipizio.&lt;br /&gt;Allora, di colpo, tutti capiscono. Un unico urlo disumano accompagna la caduta vertiginosa. Sempre più giù. Sempre più veloce. Per istanti infiniti. Col cuore in gola. Il grido terrorizzato che mi martella la testa. Ci impiego una lunga frazione di secondo per rendermi conto che non è un suono. È Lorenzo che mi sta cazzottando ritmicamente. Con rabbia disperata. Per fortuna la paura gli ha tolto le forze. Sono come pugni di un bimbo. Finalmente siamo in fondo alla china. La velocità si esaurisce. Dopo un’ampia voltata, il carrello si ferma. Fine della corsa. &lt;br /&gt;Quando si è sentito di nuovo la terraferma sotto i piedi, Lorenzo ha cercato di brancarmi. Mi voleva massacrare. Ma non ce la faceva a correre. &lt;br /&gt;“Vieni qui, - ansimava - che devo stenderti.” &lt;br /&gt;Continuava la risata isterica. Annique, attaccata a un palo, stringeva le cosce. Non si capiva se, a furia di annunciarlo, si fosse davvero pisciata sotto o se volesse evitare di farlo. Catherine le ghignava su una spalla. Credo che non si siano mai divertite tanto in vita loro. Altro che baiser! Meglio di qualsiasi ingroppata.&lt;br /&gt;Con questo, non dico di non averci pensato. Figurarsi! La fantasia è la mia grande risorsa. Forse è anche quella che mi frega la vita. Perché le cose pensate è come se fossero già accadute. Inibiscono l’azione. Comunque, nella mia camera da letto, al buio, le vedevo le due demoiselles de Paris. Mentre si spogliavano nella loro camera d’albergo. Confrontano i loro tesori. Annique ha due tettine alte e compatte, con le punte rosa. Quelle di Catherine straripano, quando si slaccia il reggiseno, e ondeggiano nell’aria. Sono bianchissime, in contrasto col resto del corpo abbronzato, e hanno due grandi chiazze scure. Le bambole se le rimirano nello specchio dell’armadio, di fronte e di profilo. Nel girarsi, si sfiorano i bottoni. Si sorridono maliziose. È la bionda ad allungare una mano con pollice e indice protesi. Va a cogliere la fragolina sulla panna montata dell’amica. Catherine socchiude gli occhi languida. La attira a sé. Le dita si intrecciano. Le labbra si scambiano bacetti. Si solleticano le schiene con le punte delle unghie. Giù, fino alla stoffa sottile sulle anche. Si insinuano sotto l’elastico. Lo fanno scorrere in basso, piegando le ginocchia. Sollevano le gambe a turno e si liberano degli slip, regalandomi i loro culetti abbaglianti. Quello della bruna è tondo e sporgente, diviso dal solco in due emisferi perfetti. Le chiappette di Annique, invece, sono più piatte e lo spacco che le separa comincia più in basso, come se fosse stata cancellata la parte superiore. Con Lorenzo l’avevamo già notato, guardandola in bikini. Fa un po’ ridere quella specie di incompletezza, ma le mani di Catherine, che la percorrono leggere, non sembrano notarla. Chissà se si rendono conto che le sto osservando. Quando si staccano, per ammirare di nuovo le proprie immagini nello specchio, ho l’impressione che ammicchino verso di me. È un attimo. Poi i loro sguardi si dirigono verso i due triangoli riflessi, uno piccolo e dorato, l’altro ampio e cupo. Mani delicate li accarezzano come micini morbidi, mentre i due corpi si adagiano insieme sul letto. Faccio appena in tempo a vedere le loro lingue che si cercano e tutto si spegne di colpo negli spasmi della mia pancia. Adesso potrò finalmente dormire.    &lt;br /&gt;Loro non hanno nemmeno sospettato di avermi offerto quello show, ma io l’ho apprezzato molto. Quando sono partite, ci siamo scambiati gli indirizzi. Non ci siamo mai scritti.&lt;br /&gt;(-Continua-)&lt;/font&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-1560606892144365010?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/1560606892144365010/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=1560606892144365010' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/1560606892144365010'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/1560606892144365010'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2012/01/cannella-una-di-tredici-come-fontana.html' title='Cannella, una di tredici, come una fontana'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh4.googleusercontent.com/-_jBg6mwoDkg/TwOENat37YI/AAAAAAAAASQ/9TnqhLAOf3I/s72-c/cannella.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-1910907643450697990</id><published>2011-12-20T18:27:00.022+01:00</published><updated>2012-01-03T22:43:15.231+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pagina 7'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='souvenir'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fontana famosa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='copertina'/><title type='text'>Come una fontana famosa (di Bruxelles)</title><content type='html'>&lt;br&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/64/Bruxelles_Manneken_Pis.jpg/397px-Bruxelles_Manneken_Pis.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 16px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 397px; height: 600px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/6/64/Bruxelles_Manneken_Pis.jpg/397px-Bruxelles_Manneken_Pis.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;font color="#001060"&gt;Stupidità, feticismo, narcisismo, immaturità, ribellione,&lt;i&gt; mal de vivre.&lt;/i&gt; Costanti universali di ogni ventenne. Maschio o femmina che sia. Nel tempo e nello spazio. A Riccione, come a Bologna; a Napoli come a Canicattì; a Venezia come a Cannes o Barcellona.&lt;br&gt;&lt;i&gt;Come una fontana&lt;/i&gt; ricorda alcuni attimi fuggenti, gli scherzetti di gioventù da non dimenticare, siccome "panta rei" ossia &lt;i&gt;tout passe, tout casse, tout lasse;&lt;/i&gt; del diman non v'è certezza.&lt;br /&gt;La vita è sogno. &lt;br /&gt;Ma questo si capisce solo vent'anni dopo, con una nostalgia da amarcord che somiglia al pettine per calvi. Chi ha pane, non ha denti e viceversa: insomma non è un bel lavoro. &lt;br /&gt;Ma non c'è alternativa: o così o niente. Allora, così sia.&lt;/font&gt;&lt;br&gt;&lt;font face="Times, Georgia, serif"&gt;&lt;br /&gt;(-Da pagina 6-)&lt;br /&gt;È anche aggressivo. Siamo seduti in un bar a cazzeggiare. C’è con noi un amico. Uno di qui. La radio trasmette un brano di Mozart. Dopo cinque minuti, l’amico dice: “Però, che palle, questa musica!” Lorenzo scatta in piedi. Si protende verso di lui, urlando: “Che cazzo dici, sfigato?” Gli vuol mettere le mani addosso. Menarlo di brutto. L’altro scappa: “Te sei matto!” gli grida. Devo intervenire per calmarlo. Sì, perché, per Lorenzo, Mozart è più importante di tutto. Credo che non se la prenderebbe tanto, se dessero dello stronzo a suo padre o della troia a sua madre. Ma se qualcuno critica Mozart, lo scazzotta. Mozart è l’unico musicista. Anzi, è&lt;i&gt;&lt;b&gt; la musica&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. Anch’io lo amo, ovvio. Ma non sono così categorico. Mi piacciono anche altre melodie. A lui no. Niente Bach, Beethoven, Schubert. O, meglio, li ascolta, ma li giudica insignificanti. Per non parlare dei moderni. Stravinskij, Hindemith, Stockhausen. Mai esistiti! Ha fatto un’eccezione per il Prete Rosso. Ma sì, Vivaldi. Perché, diciamo la verità, le Quattro stagioni, per esempio, non possono non piacere. Per quanto uno sia monomaniaco. Poi qualche raro brano qua e là. Però non contano. Lorenzo è fatto così. Amore unico. Esclusivo. Gli scrittori, per esempio. Čechov. Nessun altro. Soprattutto i racconti. Gli ho magnificato Kafka, Joyce, Céline. Ho cercato di convertirlo alla poligamia letteraria. Inutile. Li legge, ma resta per Čechov. &lt;br /&gt;“Vedi, bàtjuška, - ogni tanto mi chiama così, in russo - Čechov è completo.”&lt;br /&gt; Prende dallo scaffale il volume di Tutte le Opere, la sua Bibbia: “Qui dentro c’è tutto. - ci batte sopra la mano - La speranza, la delusione, la noia di vivere. La gioia momentanea e la malinconia. La vita è così.” &lt;br /&gt;“Beh, insomma, proprio tutta come nei suoi racconti e nel suo teatro speriamo che non sia. Se no sarebbe da spararsi.” &lt;br /&gt;“Non fare lo strullo. Pensa a &lt;i&gt;Uno scherzetto.&lt;/i&gt; Ti baceresti i gomiti a saper scrivere una storia così.” &lt;br /&gt;Ne convengo. Però volevo capire: “In che senso strullo? Cosa vorrebbe dire?”&lt;br /&gt; “Strullo: metà stronzo e metà grullo.” mi ha spiegato cortesemente, inventandosi una nuova etimologia. Tuttavia, nonostante il suo assolutismo monoteistico letterario, La fontana gli è piaciuto. Lo considera perfetto. Un classico. Non faccio per vantarmi. &lt;br /&gt;Malgrado tutto, non siamo votati all’isolamento. Cerchiamo una ragazza. Per la sera o per la vita. Difficile stabilirlo. Però, quando operiamo insieme, non combiniamo niente. Cioè: come dragueurs siamo straordinari, ma non concludiamo l’opera. Bravissimi ad attaccare discorso. Entrare in sintonia. Ma alla fine... Ci ridiamo addosso. Basta che ci scambiamo uno sguardo. Subito parte lo sghignazzamento. Perché non ci prendiamo mica sul serio. Cogliamo tutta la ridicolaggine della situazione. Così può accadere che qualcuna delle abbordate non reagisca bene. Che pensi che la prendiamo per i fondelli. Che ci mandi a cagare. Oppure va tutto bene, ma non quagliamo. Proprio quando dovremmo passare ai fatti, uno dei due se ne esce con un “Ma ti rendi conto?” e giù a ghignare.&lt;br /&gt;Abbiamo conosciuto due sorelle di Parigi. Carine. La maggiore, Michelle, è bionda. Occhi celesti. Un viso dall’espressione tranquilla. Il corpo tondeggiante. L’altra, Claude, è castana. Occhi scuri. Lineamenti un po’ appuntiti. Più snella. Simpatiche tutt’e due. La piccola, in particolare, ha una naturale vis comica. Fa le smorfie come un clown. Siamo andati a ballare. &lt;br /&gt;Mentre eravamo seduti, Claude tende l’orecchio verso l’orchestra:&lt;br /&gt;“Mais ça... - esclama - ça... c’est une bamba!” &lt;br /&gt;Schizza verso la pista. Si mette a sgambettare entusiasta. La sorella la segue a ruota. Si scatena anche lei. Noi due ci siamo guardati. Sapevamo neanche cosa fosse, la bamba. Abbiamo fatto buon viso. Guardavamo come facevano loro. Cercavamo di imitarle. Saltellavamo da una gamba all’altra, scalciando in avanti. Con le mani dietro la schiena. Dopo un po’ eravamo spompati. Zuppi di sudore. Sbattendoci, schizzavamo intorno. Loro niente. Fresche come rose. Ci davano dentro di brutto. Ci incitavano. A mettercela tutta. A non mollare. Ci toccavano nell’amor proprio. Lorenzo mi fa: &lt;br /&gt;“Non potevi aspettare di farla a casa, la doccia?” Ridiamo come due ebeti col ballo di San Vito. &lt;br /&gt;Come dio vuole, la maledetta bamba finisce. L’orchestra attacca un lento. Nelle condizioni in cui siamo, se le abbracciamo gli bagniamo i vestitini leggeri. Ce ne fottiamo. Loro non protestano. Hanno un buon carattere. Ricevono in silenzio quello che gli grondiamo addosso. Invece di baciarle sul collo, ci sgoccioliamo sopra. Poi anche il lento smette. Comincia una specie di samba. Claude rifà la faccia di prima: &lt;br /&gt;“Ça... mais ça... c’est une bamba!” E tutt’e due ricominciano il cancàn. &lt;br /&gt;Insomma, così per tutta la sera. Mai seduti. E, appena suonavano qualcosa che non fosse proprio lento, la Claude assumeva la sua espressione da pointer che coglie un frullo d’ali e: “Ça c’est une bamba!” Abbiamo risparmiato sulle consumazioni, ma avremo lasciato sulla pista almeno due litri di sudore a testa. Quando siamo venuti via, eravamo talmente stremati per la ginnastica forzata e le risate, che non ci siamo nemmeno preoccupati di un’ipotetica spartizione. Di solito si fa così: “Io prendo questa e tu quella.” Anche se non sempre loro accettano. Invece, niente. Neanche dopo. Le abbiamo ribattezzate Les Monneret Sisters. Come un duo del Varietà. Perché sono proprio spassose. Buffe. Capirete. Io adoro ridere. E far ridere. L’ho già detto. A dispetto del mio pessimismo cosmico. &lt;br /&gt;La seconda sera, Michelle ha esordito raccontando una barzelletta. Di due uomini e una donna, naufraghi su un’isola deserta. Un giorno, la donna muore. &lt;i&gt;&lt;br /&gt;“Au bout de quelque temps, - dice - ils ont tellement honte de ce qu’ils font, qu’ils enterrent le cadavre. Mais, au bout de quelque temps, ils ont tellement honte de ce qu’ils font, qu’ils déterrent le cadavre.” &lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Allora ci siamo esibiti anche noi. Storielle, imitazioni, prese in giro. Di noi stessi e degli altri. Ci siamo divertiti. Perché noi siamo, è vero, due rompiglioni pieni di fisime, ma anche ameni. Abbiamo una specie di comicità tragica o tragicità burlesca nel raccontare gli eventi della nostra vita, che affascina. Tuttavia forse loro si aspettavano qualcosa di diverso. Che, a un certo punto, venissero fuori le proboscidi. &lt;br /&gt;Alla terza sera, dopo il ballo, ho proposto: &lt;br /&gt;“Venite a vedere mes peintures chinoises?” &lt;br /&gt;Si sono scambiate occhiate furbe. Risolini. Di chi ha sgamato perfettamente. Hanno accettato. Siamo due bei ragazzi. Dunque tutti e quattro a casa mia. Avevo davvero due dipinti cinesi. Tutta l’eredità di mia nonna. È finita a sbragarci dalle risate. Nient’altro. Nel senso di ciulare. Il savoiardo, neanche fatto vedere. In compenso, abbiamo cantato in coro: “Osteria numero sette: il salame piace a fette, ma alle donne, caso strano, il salame piace sano.” E altre puttanate che gli abbiamo insegnato. Poi abbiamo fatto la spaghettata di mezzanotte. Trincato due bocce di rosso. L’intera mia riserva. Nell’euforia le abbiamo un po’ smanazzate, ma in sostanza l’han preso nel fiocco. Certo, saranno rimaste deluse. Però, alla fine, un po’ la ciucca, un po’ tutto il resto, sono tornate a casa contente lo stesso. Una volta imboccata la via delle risate, è chiaro che di fare altro non era più il caso nemmeno di parlarne. Perché trombare è una cosa seria. O si ride o si scopa. Almeno questa è la nostra teoria. Così, con loro, abbiamo optato per la prima e siamo andati avanti così fino a quando sono ripartite per la Francia.&lt;br /&gt;(-Continua-)&lt;/font&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-1910907643450697990?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/1910907643450697990/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=1910907643450697990' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/1910907643450697990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/1910907643450697990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2011/12/come-una-fontana-di-bruxelles.html' title='&lt;i&gt;Come una fontana &lt;/i&gt;famosa (di Bruxelles)'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-2369439119951134644</id><published>2011-12-09T21:12:00.010+01:00</published><updated>2012-01-14T21:22:14.817+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='direttamente sulla spiaggia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='amarcord'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='cuccare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='memorie del bagnasciuga'/><title type='text'>Incontri sulla spiaggia di Riccione</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.hotelcignodoro.it/riccionemare/onda_del_mare.jpg" alt="bagnasciuga" title="Onda riccionese amarcord"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="Times, Georgia, serif"&gt;(-Da pagina 5-)&lt;br /&gt;Ho sparso nel liquido la mia semente liquida. Dopo il bagno, sono rimasto nei pressi. Mi asciugavo al sole. Calamitato dal magnete inguinale di lei. L’ho osservata entrare nell’acqua. Il ritmo armonico delle sue culatte. Quando ne è emersa, il costume bagnato era trasparente. Come Elizabeth Taylor in Improvvisamente l’estate scorsa. Sopra, le ampie chiazze dei suoi boccioli eretti. Lo slip occupato quasi per intero dall’ombra sottostante. Mi sono rituffato. &lt;br /&gt;Annette invece era bionda. Longilinea. La vera tedesca di pura razza ariana. Avete presente? Così. Più alta di me. Per baciarmi, piegava la testa di lato. Mi leccava le orecchie. Ci lingueggiava dentro. Mi dava i brividi. È con lei che ho imparato i primi rudimenti. Scoperto il piacere di infilare la slappa in un’altra bocca. Di riceverne una nella propria. Aveva le labbra carnose, il naso all’insù. Sul petto, due michette. Un accenno appena. Puntute. Dietro, due mele tonde e sode da stringere. E un cespuglietto chiaro. Splendeva nel sole. Come se le avessero spruzzato pagliuzze d’oro sul monte di Venere.&lt;br /&gt;L’avevo portata al largo su un moscone. Mi ero sdraiato accanto a lei. La accarezzavo. La baciavo. Non osavo andare oltre. Ignoravo il modo. Fraintendevo il suo silenzio speranzoso. Temevo il rifiuto. Poi, non so come, le ho sfilato lo slip. Lei mi ha aiutato arcuandosi. Non vedeva l’ora. È stato così che ho sperimentato l’eiaculatio praecox. Anzi, precocissima. La sua delusione era evidente. Volevo ricominciare. Bastavano cinque minuti per riavercelo arzillo. Anche meno. Ho alzato la testa. Eravamo a pochi metri dalla riva. Io, con la minchia fuori. Grondante. In mezzo ai piscialletto che giocavano. Scherzi della corrente. Annette si è infilata il costume ridendo. Aveva diciassette anni. Come me. Anch’io ho rimesso a posto l’attrezzo. Ho lasciato perdere. Alla prossima occasione, ho pensato. In fondo, ero venuto. Poteva bastarmi, per essere la prima volta. Ma non c’è stata un’altra opportunità. Per fortuna. Istantaneo com’ero, l’avrei messa incinta di sicuro. Due anni. Sembra passata una vita. Se non altro, non le ho parlato di filosofia. Faceva la parrucchiera. Sarebbe stato troppo. Comunque, prima di ripartire, si è rifatta con un bagnino. Il sogno di tutte ‘ste nordiche. Per reazione ai loro bambaccioni sbiaditi. Il giovane Italiener abbronzato. E certamente più esperto di me. Non so darle torto. Se fosse dipeso da me, sarebbe ancora vergine. Ammesso che lo fosse. &lt;br /&gt;Dalla Germania, mi ha scritto una lettera. Sentimentale. Che mi pensava sempre. Come se non avessi saputo dell’articolo da spiaggia da cui si era fatta arpionare. Che le mandassi in regalo una Goldketteln. Perché le sembrasse ancora di sentire le mie braccia intorno al collo. La puttanella! Mi prendeva per un cazzone. Chissà che viaggio si era fatta. Non avevo una lira. Col piffero che volevo farmi fregare dalla fighetta crucca! Ho chiesto consiglio a Lorenzo. È cresciuto in una famiglia di quelle dove si vive in povertà, nonostante i soldi in banca. Sa tutti i trucchi per non schiodare la lira. &lt;br /&gt;“Fa’ finta di non averla ricevuta. - mi ha detto - Che se la faccia regalare da quello che l’ha stantuffata, la catenina.” L’uovo di Colombo. Così ho fatto. S’è attaccata al tram. Fine di un amore.&lt;br /&gt;Sono un solitario. Prigioniero della mia turris eburnea. Fatta di musica e libri. L’ho detto. E cinema d’autore. Ma non da solo. C’è appunto anche Lorenzo. Un’altra solitudine. Suo padre si è suicidato. Quando lui era bambino. Difficile dire quanto questo abbia influito sul suo carattere. Non poco, credo. Siamo in sintonia. Stessa visione del mondo. Un deserto popolato da mostri pericolosi. Possibili aggressori annidati dovunque. Da evitare. Come i formiconi di Assalto alla Terra. O il ragno gigante di Tarantola. &lt;br /&gt;I marziani de La guerra dei mondi. Chi più ne ha più ne metta. Dietro ogni cantone. In agguato. Vorremmo fuggire. Senza sapere da che. Né per andare dove. Forse ci scaviamo da soli la fossa da cui non riusciamo a evadere. È un problema che ci siamo posto. Abbiamo fondato idealmente il club degli ‘scavatori’, di cui siamo gli unici soci. &lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;IL FUGGIASCO&lt;br /&gt;Un uomo, ricercato dalle guardie dell’Imperatore per non aver pagato il tributo, abbandona casa e famiglia e fugge sulle montagne. Arrampicandosi per un giorno e una notte interi, raggiunge un altopiano, dove scopre un’ampia caverna dalla piccola imboccatura. Gli sembra un ottimo nascondiglio e lavora senza sosta a incastrare pesanti macigni uno sull’altro, fino a ostruirne completamente l’ingresso. Alla fine è estenuato, ma soddisfatto, convinto che nessuno lo cercherà lassù e che comunque sia impossibile rimuovere le pietre dall’esterno.&lt;br /&gt;Vivendo nella sua buia tana, l’uomo perde la nozione del tempo. Si ciba di rare radici e dell’acqua che piove dalle volte. Ormai è così debole che a stento riesce a trascinarsi e le tenebre lo hanno reso quasi cieco. Talvolta crede di udire rumori e voci fuori della grotta e si sente felice, malgrado la sua mente sia alquanto annebbiata, al pensiero di essere riuscito a sfuggire all’Imperatore.&lt;br /&gt;Ma un giorno il muro di pietre crolla fragorosamente e, nella luce abbagliante che di colpo invade il rifugio, il fuggiasco vede confusamente le terribili figure di due giganteschi soldati imperiali, che si chinano su di lui con irridente curiosità.&lt;br /&gt;Facendo appello alle sue ultime forze, l’uomo chiede: “Perché non siete venuti prima?” I soldati ridono e uno risponde al morente: “Avevamo da fare cose ben più importanti che seguire te. I nomadi minacciavano di invadere le nostre terre e abbiamo dovuto difenderle. Sapevamo che eri qui: migliaia di fuggiaschi si sono nascosti in questa grotta prima di te ed eravamo certi che la tua paura ti avrebbe impedito di uscirne. Tu stesso hai scelto la tua prigione.”&lt;br /&gt;Perduta la sua ultima illusione, l’uomo muore.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io con l’esistenzialismo, lui col nichilismo, non favoriamo i contatti esterni. In più, lui è un caratteriale. Impulsivo. Ha tiramenti improvvisi. Non nel senso di erezioni, naturalmente. Si comporta in modo imprevedibile. Inspiegabile. Si scogliona con niente. Un giorno, volevamo fare una gita in bici. Con altri ragazzi. Ci siamo riuniti davanti alla casa di uno. Non era pronto. Ci ha detto: “Datemi cinque minuti.” Abbiamo risposto: “D’accordo.” Ci siamo voltati verso Lorenzo. Scomparso. Se n’era andato. Senza dire niente. Un’altra volta, ho tardato due giorni dal mio arrivo, prima di telefonargli. Non mi ha parlato per due settimane. La rappresaglia. Quando lo cercavo, non si faceva trovare. &lt;br /&gt;(-Continuerà-)&lt;/font&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-2369439119951134644?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/2369439119951134644/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=2369439119951134644' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/2369439119951134644'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/2369439119951134644'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2011/12/incontri-sulla-spiaggia-di-riccione.html' title='Incontri sulla spiaggia di Riccione'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-2973127423878393031</id><published>2011-12-03T23:23:00.011+01:00</published><updated>2011-12-12T13:02:58.121+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pagina 5'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='amarcord'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vacanze a Riccione'/><title type='text'>Come una fontana: romanzo d'appendice</title><content type='html'>&lt;br&gt;&lt;img src="http://www.hotelcignodoro.it/hotelcig/riccione_passeggio_a_spiaggia.jpg" title="Incontri sulla spiaggia di Riccione" imageanchor="1" style="clear:left; float:left; margin-top:1em; margin-right:1em; margin-bottom:1em"&gt;&lt;font color="#000060"&gt;Vari famosi scrittori hanno iniziato la loro fortuna con la pubblicazione delle loro opere a puntate su quotidiani di grido; appunto i giornali ricorrevano a questo espediente per &lt;i&gt;fidelizzare&lt;/i&gt; i loro lettori.&lt;br /&gt;Emilio Salgari per esempio, a fine ottocento e agli inizi del secolo scorso pubblicava a puntate sui giornali  le gesta dei suoi esotici eroi. &lt;br /&gt;Ma anche Balzac, Dumas, Tolstoi o Dostojevski avevano diffuso in questo modo alcune delle loro più note opere.&lt;br /&gt;Spesso questi scritti furono definiti come romanzi d'appendice, ma in definitiva ricorrevano agli stessi trucchi messi in atto dalle serie televisive oggi più affermate. Ossia ogni episodio pubblicato terminava con un formidabile, inatteso colpo di scena per focalizzare l'interesse sul seguito, pubblicato il giorno dopo.&lt;br /&gt;Altri autori conobbero nello stesso modo un grande successo, ma effimero, tanto che oggi sono poco conosciuti: Serao, Pitigrilli, Liala, per fare qualche nome.&lt;br /&gt;Per rinverdire diversamente, ma in modo analogo i fasti del passato,  oggi su queste pagine di blog, ho deciso di pubblicare a puntate un romanzo breve scritto da un mio amico.&lt;br /&gt;Se v'interessa conoscerne il nome e ricevere il tutto sotto forma di testo stampabile o leggibile sul monitor è sufficiente scrivere nei commenti il vostro indirizzo e-mail. Garantisco la massima privacy, inoltre tale indirizzo non verrà pubblicato, dal momento che ogni commento è filtrato prima di una sua possibile pubblicazione.&lt;br /&gt;In tal modo potrete, se vi piace, ricevere presto  e leggere d'un fiato tutta la storia "amarcord" intitolata&lt;br&gt; "Come una fontana".&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="Times, Georgia, serif"&gt;&lt;br /&gt;(-Da pagina 4-)&lt;br /&gt;Solo.&lt;br /&gt;Lisa sarà sconcertata. Prima un padre redivivo, che muore per la seconda volta. Poi un’eredità svanita prima di riceverla. Sì perché, per essere comunista, lei ha uno spiccato senso del patrimonio. Altro che la propriété c’est le vol! Furto un accidente! Abbasso Proudhon e tutti i suoi simili! Un conto è la filosofia, un altro la vita, come dicevo. Si sdilinquisce per i bei vestiti costosi. Le automobili sportive. Che cosa le racconterò? &lt;br /&gt;Dimenticavo di dirvi che il padre l’avevo già dato per morto da un pezzo. Con tutti. Anche con lei. Per semplificare. La morte dà un grande aiuto, in questi casi. Evita le spiegazioni. La solitudine è una cosa ovvia. Che appartiene a tutti. Ma pochi la capiscono. Dico la solitudine archetipica. Quella che ci accompagna dalla nascita. Si viene al mondo soli e soli se ne esce. Non è una disgrazia né una punizione. Una condizione naturale. Che non dà sofferenza. Anzi, che ti abitua a camminare con le tue forze. Da cui non c’è bisogno di essere consolati. Tutti concetti risaputi. Ma provate a spiegarli a chi vi vede solo, a diciannove anni. Subito ti chiedono notizie dei tuoi. Chissà perché. Non basto io? Ho provato a liquidare la faccenda con una battuta. Che, se fossero stati miei davvero, li avrei ancora. Che non sono così distratto da perdere le mie cose. Scandaloso! Eppure, se è vero che i figli non appartengono ai genitori, è ancor più vero che i genitori non appartengono ai figli. Allora perché i miei? &lt;br /&gt;Avrei dovuto raccontare della adorata mamma malata? delle trame del destino che mi avevano allontanato dal caro papà? del mio viaggio dagli Appennini alle Ande, per ritrovarlo? della lotta per la sopravvivenza, in un mondo ostile? Scomodare Dickens, De Amicis? Potevo farlo. Mi sarei anche divertito a ricamarci sopra di fantasia. Bugiardo come sono. Lo squallore dei suburbi proletari. I pasti grami. Le cupe atmosfere. Che di notte leggevo al lume di candela. Invece ero nato e cresciuto in un appartamento enorme. Luminoso. In un palazzo antico, nel pieno centro della città. La miseria borghese non fa letteratura. Così avevo preferito tagliar corto. Morti. Tutti e due. Domande, finis. Non osano tirar di lungo, a quel punto. Gli piacerebbe sapere i particolari, ma sarebbe come rigirare il coltello nella piaga. Troppo morboso. Non sta bene! Allora ammutoliscono. Le facce contrite. Da ridere. Pensare che non gliene importa una sega. È solo che la notizia della morte soddisfa la curiosità estrema. Più o meno consciamente, ci si aspetta sempre che una storia termini con la morte di qualcuno. Quando ci si arriva, si è soddisfatti. Il racconto è davvero finito. Concluso. &lt;br /&gt;Ho deciso: non dirò niente. Dei ladri. Delle ruberie. Delle modalità. Niente spiegazioni. Non mi racconterò più. Né a lei né a nessuno. Muto. &lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;UN ORDINE&lt;br /&gt;Sia benedetto il giorno in cui si presentò alla porta della mia capanna l’araldo che mi consegnò la pergamena imperiale, dicendomi: “Obbedisci!” Quando se ne fu andato, mia moglie e i miei figli si strinsero attorno a me, impazienti di leggere l’ordine, ma il foglio non conteneva parole: un’infinità di segni, apparentemente senza alcun significato, si intrecciavano a caso in ogni direzione, formando strani disegni che sembravano mutare ad ogni sguardo e non somigliavano a nulla di umano. Io rimasi muto a fissare l’indecifrabile messaggio.&lt;br /&gt;Quel giorno divenni il primo degli uomini, poiché è scritto nell’antico libro che colui che riceverà l’ordine dell’Imperatore conoscerà l’immortalità e tutti gli uomini gli saranno sottomessi. Fui portato in trionfo fino al tempio e mi vennero tributati tutti gli onori e offerta ogni cosa che uomo possa desiderare, affinché nessuna preoccupazione turbasse la mia mente, che solo l’interpretazione del messaggio doveva occupare. Nessuno osò più rivolgermi la parola né io parlai a nessuno. Ogni mia necessità venne soddisfatta ancor prima che io l’avvertissi. A poco a poco in me scomparve ogni interesse per il mondo e la mia vita trascorse nella contemplazione della pergamena.&lt;br /&gt;Molti anni sono passati. Mia moglie è morta e i miei figli e i figli dei miei figli. Il tempo ha divorato la mia carne e fiaccato le mie ossa e il mio corpo giace immobile, venerato dagli uomini che attendono di conoscere il comando imperiale, certi che nessuna morte potrà sottrarmi alla loro fede.&lt;br /&gt;Adesso so che è giunto il momento di rivelare la verità. Prima che il gelido flusso che sta invadendo le mie membra mi sommerga per sempre, anch’essi devono sapere ciò che io ho saputo fin dal primo istante, conoscere l’ordine celato in quei segni che solo io potevo comprendere, la parola nella quale, in un giorno ormai lontano, si riunirono tutte le infinite forme del mio essere: Taci.&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;Ancora la metafora reale del treno. Il film che scorre all’indietro. Via via che mi riavvicino all’inizio, l’immagine prende colore. Il sole. Lo credo che Camus rimpiangeva la luce di Orano, esiliato a Parigi. La ville lumière, ma è luce artificiale. Per la maggior parte dell’anno. Mai l’esplosione cromatica del Sud. Anche gli Impressionisti. Costretti a correre in massa sulla Costa Azzurra. Per evadere dal grigio. Arricchire la tavolozza. Aveva dovuto farlo persino Mondrian, così olandese. E forse un altro fiammingo, pur non essendo pittore, seguirà Gauguin, per andare a morire alle Isole Marchesi. Ma quella è un’altra faccenda. Hanno un bel dire, i Giapponesi, delle pitture a china. Che col nero si può esprimere qualunque colore. C’è una bella differenza fra sognare a colori o in bianco e nero. Chiedetelo agli psicanalisti.&lt;br /&gt;E poi il mare meridionale. Il verde e il blu che ti sa dare sotto il sole. In gara con l’azzurro intenso del cielo. Sono andato in Inghilterra. Questo, più avanti nella storia. Ho attraversato la Manica. Avevo sentito tanto parlare delle bianche scogliere di Dover. Ho capito perché. Il cielo era plumbeo. Il mare inchiostro. La costa era l’unica cosa chiara. Per forza sembra bianca! La grande acqua turchina, dicevo. Non so se per l’inconscio sia davvero un simbolo materno. Ne hanno inventate tante gli strizzacervelli. Le armi e i pali, simboli fallici. Le scarpe e le conchiglie, femminili. Oddìo, che gli aggeggi lunghi e rigidi ricordassero la nerchia e i buchi aperti la fiocca, non ci voleva una grande immaginazione per dirlo. Forse gli erotomani lo avevano pensato da sempre. Le tacchinone se la facevano con gli oggetti duri e oblunghi, i baggiani con quelli cavi, anche prima di Freud. E tutti gli altri giù a prenderli per il culo. Soggetti da epigrammi. La gioia di Marziale. Infilatrici di cetrioloni. Trombatori di scarpette. Adesso gli trovano una spiegazione consolatoria a pagamento. Comunque sia, tuffarmi nudo in questa distesa di cobalto liquido mi eccita. Come essere risucchiato da un’immensa vulva acquatica. &lt;br /&gt;Va detto che basta poco per avere un tiramento. Ieri, sulla spiaggia, guardavo una giovane mamma col suo bimbo piccolo. Avrà avuto venticinque anni. Occhi neri. Sguardo tenero. Labbra carnose. Capigliatura corvina. Formosa. Si è chinata in avanti. Ho slumato i suoi meloni morbidi. Pelosissima. Sopracciglia folte e quasi unite. Ombratura sul labbro. Tipo Frieda Kahlo, ma in bello. Ha alzato un braccio. Un lampo oscuro. E soprattutto lì. Una bruna lanugine si estendeva generosamente da ambo i lati dello slip bianco. Sulle cosce tornite. Come la nube di fumo diffusa da una fornace. Ho immaginato l’altra bocca dischiusa sul suo fuoco liquido. Pura poesia carnale. Mi sono dovuto tuffare in acqua. Nuotare a lungo. Pensavo alla sua pelliccia profumata. Più preziosa del vello d’oro. Io ero Teseo, sulla soglia del labirinto irsuto. Lei un’Arianna, che di fili me ne offriva migliaia. Lunghi e neri. Setosi. Riccioluti. Fatti apposta per perdersi nel dedalo muscoso. Mi piaceva farmi avvolgere da quel caldo nido soffice. Rimanerci imprigionato. Per sempre. Unica via d’uscita, l’ingresso della sua gola rosseggiante, da cui lasciarsi inghiottire. Scendere in fondo all’abisso. Fino all’origine della vita. Il vero percorso iniziatico.&lt;br /&gt;(-Continua-)&lt;br /&gt;&lt;/font&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-2973127423878393031?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/2973127423878393031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=2973127423878393031' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/2973127423878393031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/2973127423878393031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2011/12/come-una-fontana-romanzo-dappendice.html' title='Come una fontana: romanzo d&apos;appendice'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-6958700086063543242</id><published>2011-12-01T12:42:00.018+01:00</published><updated>2012-01-10T11:18:31.850+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pagina 4'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='amarcord'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='riccione anni sessanta'/><title type='text'>Amarcord di Riccione: spiegazione</title><content type='html'>&lt;font color="#001060"&gt;In fondo la nota canzone su Riccione di Max Pezzali è una forma di suo personale Amarcord.... &lt;br&gt; &lt;center&gt;&lt;br /&gt;&lt;embed src="http://www.hotelcignodoro.it/hotelcig/pezzali_riccione.mp4" width="480" height="360" volume="80" autostart="false" &gt; &lt;/center&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;Fermo restando che il creatore originale del concetto di Amarcord resta Fellini,  da me citato su queste pagine molto spesso, anche se queste citazioni ora sono scomparse. Ecco perchè ne voglio riportare ancora un esempio, come omaggio al pensiero romagnol-felliniano. Per di più proprio &lt;i&gt;di stagione. Se la morte è così, non è un bel lavoro.&lt;/i&gt;&lt;br&gt;&lt;center&gt;&lt;br /&gt;&lt;embed src="http://www.hotelcignodoro.it/hotelcig/Amarcord_la nebbia.mp4" width="640" height="390" volume="80" autostart="false" &gt;&lt;/center&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;Ma nè l'una, nè l'altra citazione sono inedite, mentre invece  sono inedite e mai pubblicate le pagine iniziali di "Come una fontana" che precedono questo post, presto accompagnate da altre che seguiranno.&lt;br /&gt;Si tratta di un Amarcord letterario (che può piacere o non piacere) ispirato agli anni giovanili dell'autore. (Autore che non sono io, anche se qualcuno potrebbe riconoscermi, scavando tra i personaggi della narrazione).&lt;br /&gt;Il racconto s'ispira ad avvenimenti riccionesi degli anni sessanta; vero, classico periodo d'oro della Perla Verde.&lt;br /&gt;Questa è una prima ragione del suo essere riportato qui.&lt;br&gt;&lt;/font&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="Times, Georgia, serif"&gt;&lt;br /&gt;(-Da pagina 3-)&lt;br /&gt;Così ho recitato la mia prima parte importante. Con tutte le sue implicazioni. Il pianto no. Non mi è riuscito. Non mi sono applicato abbastanza. Non mi sembrava essenziale. L’orfano. Il successore. Il giovane imprenditore. Per telefono. È facile. Chissà con chi credono di parlare. Ma già, tutti mi danno dieci anni di più. Incuto soggezione. Lo sguardo, forse. Ho studiato le sue carte tecniche. Calcoli, disegni, schemi meccanici. Sono del tutto all’oscuro. I miei studi: il diritto. Le mie letture: filosofia, psicologia, letteratura. Altri interessi: arte, musica, cinema. Un umanista, come si dice. Siamo ben lontani! La sfida. Fare quello che non so fare. Sperimentarmi. Avventurarmi nell’ignoto. Il monaco zen imbelle che si batte alla spada col provetto samurai. Mi ci sono buttato. Ho redatto progetti, elaborato preventivi. Solo per provare le possibilità della mente. Che volere è potere. Uno dei tanti stupidi proverbi veritieri. Ho scoperto che posso. &lt;br /&gt;Ogni mattina guardo fuori dalla finestra. Il cielo. Πάντα ρεί, d’accordo, ma questo grigio è immutabile. Il tempo sorvola veloce la città. Non la tocca. La stagione non cambia. Anche le persone, in corsa perenne, girano a vuoto. Non arrivano in nessun posto. È solo un gioco oscuro. Fatto di movimento. Senza scopo. Ma chi si ferma è perduto. Forse per questo, quando sostano si nascondono. Si illudono di essere invisibili, nei loro alveari cinerei. Lì dentro, si agitano ancora un po’ in qualche corpo a corpo sudorifero. Tanto per sentirsi vivi. Poi si concedono una breve pausa. Giusto il tempo di riprendere forza e tornar fuori a correre. Sperando nel premio finale. La Coppa dell’Assurdo.&lt;br /&gt;Capisco che è il clima interiore il mio problema. La situazione in cui mi trovo. Che non prevede il sole. Sono prigioniero. In un carcere senza sbarre. Immobilizzato, senza catene. La domanda: qual è il messaggio? Tutto questo ha uno scopo, suppongo. Dovrei trarne un insegnamento? Obbedire a un ordine?&lt;br /&gt; &lt;i&gt;&lt;br /&gt;UN MESSAGGIO&lt;br /&gt;Una notte dal palazzo dell’Imperatore partì un messaggero sul suo cavallo bianco.&lt;br /&gt;Giunse al villaggio nel pieno della festa per la mietitura. Uomini e donne, riuniti sulla piazza, ballavano e cantavano, grossi manzi arrostivano sui fuochi e le fiasche di vino passavano da una bocca all’altra.&lt;br /&gt;Il messaggero arrestò il cavallo al margine della folla e soffiò tre volte nella sua tromba d’oro, ma il clamore sommerse gli squilli. Svolse la pergamena e lesse il messaggio con voce forte e chiara, ma nessuno lo udì. Alla fine lanciò altri tre squilli di tromba e di colpo tutti ammutolirono e si fecero attenti. Allora il messaggero gridò: “Io vi ho letto un messaggio dell’Imperatore: guai a coloro che trasgrediranno i suoi ordini.”&lt;br /&gt;Detto questo, spronò il cavallo e sparì nel buio.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so che cosa avrei dovuto imparare, nelle intenzioni dell’Organizzatore. Se avrei dovuto reagire in altro modo. Sono scappato. Appena ho potuto. Appena ho intravisto un varco nel Vuoto. Non potevo restare. Può darsi che il libero arbitrio sia davvero nient’altro che un filo più lungo legato alla zampa di un maggiolino. Comunque ho ripreso il viaggio. Ho rivisto la fontana. L’uomo che deve morire era ancora là. Ci sarà sempre. Adesso lo so. &lt;br /&gt;Durante la mia prigionia, cercavo un segno. Per capire. Guardavo la gente intorno a me. Mi trattavano come il figliuol prodigo. Ma non ero io ad essermene andato. Tuttavia sembravano ben disposti. Ad aiutarmi. “Io sono cattolico praticante, come te.” &lt;br /&gt;mi ha detto uno di loro. Quindi potevo stare tranquillo. La miglior credenziale. Un’altra si è offerta di farmi dei favori.&lt;br /&gt; Ho parlato. Mi sono raccontato. Non tutto, beninteso. Ho la prudenza stampata nel DNA. Ma pur sempre troppo. I miei studi legali erano all’inizio. Non avevo ancora imparato che ius e iustum non coincidono. Non necessariamente. Che le leggi non puniscono sempre i ladri, ma possono anche aiutarli a rubare. Nei libri non c’era scritto. Che un testamento scritto di pugno, ma senza firma, non esiste l’ho verificato lì. Sul campo. Che tutti tengono famiglia e, con questa scusa, sono pronti a compiere qualsiasi nefandezza. Che il biglietto da visita religioso è cosa di cui diffidare al massimo. Soprattutto quello cattolico. Farò tesoro della lezione. L’ho pagata il giusto prezzo. Quel che valeva.&lt;i&gt;&lt;br /&gt;Parenti serpenti. &lt;/i&gt;Mi hanno ciuffato tutto quello che hanno potuto. Orgogliosi della chiavata che mi hanno dato. Legalmente. Approfittando dei cavilli e della mia ingenuità. Distinguendo il diritto dalla morale, appunto. Vittime della generale epidemia. Avere anziché essere. Il gatto e la volpe marciano rapidi verso la fine della loro storia. Hanno i giorni contati. Mica per dire. Letteralmente. Moriranno poco dopo. E mi avranno fottuto quel po’ di roba per niente. La roba. Aveva ragione Verga. Fregare serve a niente. Tocca lasciarla qui. Ma loro non lo sanno ancora. Con tutto che sono già vecchi e dovrebbero pur vederla, la fossa, spalancarsi sotto il loro piede proteso. Niente. Pare che tutti si credano immortali. Per la verità, non lo so nemmeno io. Lo scoprirò in seguito e capirò anche che devo essergli grato. Rischiavo la pigrizia. Me l’hanno preclusa. Aboliti i regali. Gli sconti. Se mai avessi pensato di averne diritto. D’ora in poi, è certo, tutto dipenderà da me. Come è sempre stato. Figlio di nessuno. Factum non genitum. Dal nulla. O da me stesso. Partenogenesi. Agamia. Riproduzione per scissione. &lt;br /&gt;(-Continua-)&lt;/font&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-6958700086063543242?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/6958700086063543242/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=6958700086063543242' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/6958700086063543242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/6958700086063543242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2011/12/amarcord-di-spiegazione.html' title='Amarcord di Riccione: spiegazione'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-2553133816840451663</id><published>2011-11-26T21:31:00.006+01:00</published><updated>2011-12-17T16:56:31.582+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='adolescenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pagina 3'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rabbia giovane'/><title type='text'>Come una fontana (di Riccione)</title><content type='html'>&lt;br&gt;&lt;img src="http://www.hotelcignodoro.it/riserva_img/eteviolent_1962.jpg" title="A Riccione di notte, sulla spiaggia"&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="Times,Georgia, serif"&gt;(-Da pagina 2-)&lt;br /&gt;L’ho detto a Lisa. Che non sono adatto al matrimonio. Lo ammetto, anche le letture kafkiane hanno influito. La &lt;i&gt;Lettera al padre,&lt;/i&gt; per esempio. Mi immedesimo. La metamorfosi. Non che mi senta proprio un insetto ripugnante, ma diverso dagli altri sì. Scostante e non accettato. Letteratura a parte, è soprattutto la mia esperienza familiare che mi influenza. Ho dichiarato che non intendo avere figli. Che, nell’aritmetica biologica, sono favorevole all’addizione. La moltiplicazione, esclusa! Lei dovrebbe essere d’accordo. È comunista. Libero amore e via discorrendo. Credevo. Macché! In fatto di morale i comunisti sono peggio dei cattolici. E ancor più pesanti. Con tutti i loro tabù. I divieti. Gli argomenti su cui non si deve ridere. Proibito. Assolutamente. Come dire scherza coi santi e lascia stare i fanti. Uguali e contrari. Lisa non è proprio così, ma insomma non è precisamente un’allegrona. Beh, si vedrà. Per il momento, a letto, discutiamo di Engels, Kierkegaard e la verginità. A che cosa rinunciare prima. Ne parliamo molto. Sesso orale.&lt;br /&gt;“Quando passeremo allo scritto?” le ho chiesto. &lt;br /&gt;Si è arrabbiata. Che vi dicevo? Mi accusa di buttare tutto in ridere. Che non rispetto niente e nessuno. Ora, effettivamente io considero il riso un’energia positiva. Vitale. Il mio motto è: da Dio in su non c’è niente di cui non si possa ridere. Penso che una battuta spiritosa valga più di qualsiasi sermone. Tuttavia ho il massimo riguardo delle persone e dei sentimenti. Il fatto è che, come dicevo, la maggior parte dei comunisti sono pallosi. A parte Dario Fo e pochi altri. Anche Brecht sorride mica tanto spesso. Con tutta l’ammirazione per i suoi ‘drammi didattici’. Un esercito di gente seriosa, che sembra non si distragga mai dalla propria ideologia triste. Niente vacanze. Predicano tanto contro la religione, l’oppio dei popoli e via denigrando, ma sono masochisti quanto i cristiani. Dal film &lt;i&gt;Se non si soffre non ci si diverte.&lt;/i&gt; Ce li avrei visti bene, anche loro, nell’arena a sacrificarsi per Marx. In pasto alle belve, pur di non abiurare. I martiri felici. Contenti loro! Ma sarà poi vero? O, nella vita di tutti i giorni, quando non sono in cellula, quando i compagni non li vedono, si comporteranno come chiunque altro? Il sospetto è lecito. Una come Lisa, per esempio, né il Circo Massimo né la rivoluzione. Scordatevelo! Finirà per sposarsi borghesemente. Il destino di tutte. Magari con un compagno, che invece si rivelerà un fascista. Forse sperimenterà, sulla propria pelle, che ha ragione Pasolini. Fascismo non è l’appartenenza a un partito. È un modo di essere. Attiene al carattere individuale, non alla socialità. Anche lei concorrerà a mettere al mondo qualcuno. Una delle tante inutilità che circolano sul pianeta. Forse se ne pentirà. Come è giusto che sia. Ognuno ha diritto ai propri errori.&lt;br /&gt;Facile prevedere il futuro, direte voi, quando si conosce già il seguito della storia. Che importa? È un modo come un altro di raccontare. E poi non è vero. So un cazzo io come andrà a finire. Vivo giorno per giorno, aspettando la prossima puntata. Se ci sarà. Il Fumettista, in alto o da qualche altra parte, potrebbe anche dargliela su in qualsiasi momento. Semplicemente non disegnare più la vignetta successiva e chi s’è visto s’è visto. &lt;br /&gt;Insomma, mi sono messo in movimento. Senza consultare la carta. Una strada a caso. Niente è casuale. La mia mappa, tracciata da migliaia di anni. Nei minimi particolari. Road to nowhere? Intanto mi ha portato a casa sua. L’informe contenitore è là. Steso nel grande sonno. Sono stato accolto con affetto. &lt;br /&gt;“Ti voleva bene.” È possibile. &lt;br /&gt;Lo vedo, nelle nebbie della memoria, apparire e sparire sorridente. La sigaretta fra le labbra. Anche di notte. Piccoli fuochi d’artificio eseguiti con la brace dalla sua insonnia. Per me. Nel buio della camera. Quegli arabeschi luminosi mi sono rimasti dentro. Nostalgia. Di uno che non c’era. Non credevo. E il gioco che faceva, intrecciando uno spago fra le dita. Creare forme. Solo roteando le grandi mani. Sempre diverse. Come un mago. Davanti al mio sguardo attonito. Come un dio. L’alfabeto commestibile intagliato per me col temperino nella polpa delle mele. A B C D E. Lettere combinate a formare parole, che sparivano nella mia bocca. Dono eucaristico del linguaggio offerto da un’atea divinità umana. Il mormorio favoleggiante nel suo letto. Mondi virtuali dove mi accompagnava per mano. Quando il giaciglio diventava nido e la sua voce chiedeva: “Che cosa fa l’uccellino?” Occhi chiusi e becco spalancato, in cui lui faceva cadere pezzi di cioccolata. Come un volatile premuroso. Senza però insegnarmi a volare. Illusioni.&lt;br /&gt;I gatti ospitano anime di defunti? Se le religioni orientali avessero ragione? La ruota delle reincarnazioni. C’è una gatta siamese qui. L’ho avvicinata. &lt;br /&gt;“Stai attento - mi hanno detto - graffia tutti. Si lasciava accarezzare solo da tuo padre.” &lt;br /&gt;Mi sono chinato verso di lei. Mi è saltata su una spalla. Mi ha leccato un orecchio. Siamo diventati inseparabili. Di notte, dorme acciambellata fra i miei piedi. Quando lavoro, sta accosciata sulla mia scrivania, come un soprammobile. Se mi siedo in poltrona, si sdraia attraverso le mie spalle, come un collo di pelliccia. Gli altri sono sconcertati. Pare che faccia le stesse cose che faceva con mio padre. Quando me ne andrò, sarà l’unica da rimpiangere. &lt;br /&gt;(-Continua-)&lt;/font&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-2553133816840451663?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/2553133816840451663/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=2553133816840451663' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/2553133816840451663'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/2553133816840451663'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2011/11/come-una-fontana-di-riccione_26.html' title='Come una fontana (di Riccione)'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-423410651398819676</id><published>2011-11-24T14:43:00.006+01:00</published><updated>2012-01-14T21:25:28.864+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pagina 2'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ricordi 1962?'/><title type='text'>Fontana</title><content type='html'>&lt;font face="Times, Georgia, serif "&gt;(-Da pagina 1-)&lt;br /&gt;Non ha avuto nemmeno il tempo di pentirsi. Di che? Di tutto. I sentieri sbagliati imboccati nelle infinite biforcazioni della vita. I silenzi colpevoli. Le parole inopportune. Di chiedere il beneficio di un secondo passaggio. Per trovare l’uscita dal labirinto. La formula magica risolutrice. Invece, no. All’improvviso. Girato l’interruttore. Per questo, estote parati. Tutte morti annunciate. &lt;br /&gt;Avrà potuto concedersi il perdono? Questo è il punto focale. Perdonare. Sé stessi. Gli altri. La pacificazione. Per una vita e una morte armoniose. In un confessionale, un prete mi ha parlato di Raskolnikov. Che il rimedio al delitto non è il castigo, ma il perdono. Che Dio non è Giustizia, ma Amore. Dopo, ho riflettuto. L’assassino non viene redento dalla condanna alla Siberia, ma dal sentimento di Sonja. Forse basta poco. Un breve gesto dell’animo. L’offerta di sé. Eppure impiegherò l’intera esistenza nel tentativo di trovarne la forza. Di salvare me e l’intero genere umano. Un giorno, forse verrà una donna e avrà i miei occhi. In essi vedrò tutto il mio dolore, la mia debolezza, la mia inutilità. Se l’orrore che mi ispirerà il mio doppio sarà più forte della volontà di perdonare, sarò condannato. Se attraverso lei avrò vergogna di me, sarò perduto. Solo la compassione può salvarci. Quella dei cristiani. Quella dei buddhisti.&lt;br /&gt;Sono arrivato. Un’altra città? Animaletti neri zampettanti disperatamente nella nebbia. Un formicaio guardato dall’alto. Ho alzato gli occhi. Nessuno osserva, sopra di me. Nessun Castello incombe. Solo un grande vuoto. Sono imbevuto di filosofia. Amaro. Come un babà all’assenzio. Sempre alla ricerca di un principio primo. Per capire da dove. Simbolico spazio aperto. L’infinito, forse? Il movimento, in cui tutto nasce e muore? Macché! La fine della piazza è davanti a me. Immobile. L’aria, origine del mondo? Da essa tutte le cose che furono, sono e saranno? No. Solo gas irrespirabile. Il fuoco, certo, sarebbe affascinante. La sua mobilità. Ma dov’è? L’acqua, piuttosto. Eccola qua. Wurf, getto, tiro di dadi, pro-getto, figliata di scrofa. Tutto scorre. La vita come una fontana. L’esistenza fluisce veloce. Come l’acqua dalla cannella. Come il vomito di un ubriaco. Torbido, schiumoso, puzzolente. Geworfenheit, essere buttato. Qui. Nel mondo. Solo. Senza pietà. A guadagnarsi la fine. Mort à credit. Vita a debito. Dare e avere. Una partita doppia che, alla fine, si azzera nell’unica voce contabile del Nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.riminivacanze.org/Galleria-Immagini/image/Riccione%20Fontana.jpg" alt="Fontana Bosco della pioggia di Riccione" title="Riconosceze il Bosco della pioggia di Riccione?"&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;LA FONTANA&lt;br /&gt;Scendo dal marciapiede e attraverso la piazza, guadando la corrente vorticosa dei veicoli impazziti. Ed ecco che all’improvviso - ho appena raggiunto la sponda opposta - mi trovo davanti un uomo che, appoggiato al muro, vomita orrendamente, il volto proteso in avanti, gli occhi socchiusi nello sforzo come se ridesse, la bocca spalancata, dalla quale esce un liquido schiumoso. Forse è ubriaco, ma rischia di morire se non lo si aiuta. Cerco intorno con gli occhi e mi stupisco che nessuno, in un luogo così affollato, presti attenzione a questa scena. Tutti corrono disordinatamente come formiche senza meta, si urtano, cadono, si rialzano e riprendono la corsa in una direzione qualunque.&lt;br /&gt;Grido al soccorso e qualcuno si avvicina. Uno strano tipo con una cupola al posto del cappello mi chiede con falsa premura: “Si sente male?” Lo guardo senza capire: un uomo forse sta morendo e costui fa domande ipocrite. Gli spiego con parole concitate i fatti e indico il disgraziato immobile contro il muro. Per un attimo odo soltanto lo scroscio del vomito sulla pietra, poi una voce dietro di me dice qualcosa e io distinguo la parola ‘fontana’. &lt;br /&gt;Mi volto: otto o dieci persone mi circondano, fissandomi con aria minacciosa.&lt;br /&gt;È un complotto. Conosco il sistema. Adesso tutti mi spiegheranno, con tono persuasivo, che l’ubriaco appoggiato al muro è una statua di marmo e il vomito uno zampillo d’acqua. In definitiva, niente più che una fontana. Poi ognuno riprenderà la propria strada con la coscienza tranquilla, convinto dal suo stesso ragionamento e a me mancano le prove per mostrarne la falsità.&lt;br /&gt;“Certo, una fontana. - dico - Ma non crediate con ciò di eliminare la vostra responsabilità.” Si scambiano occhiate d’intesa, mi guardano e sogghignano. Si sentono al sicuro: l’ordine naturale delle cose non può essere mutato. In ogni piazza ci sarà sempre un uomo che deve morire.&lt;br /&gt;Do un’altra occhiata al condannato che ho inutilmente tentato di salvare e mi allontano barcollando.&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credevo di essere arrivato. Invece è la partenza. C’è sempre un viaggio. Verso nonsisadove. E comincia da qui. Dalla piazza vuota. Piena di insetti egoisti. Inermi. Lui, il Grande Entomologo, se ne sbatte. Infinite strade a raggiera. Bisogna sceglierne una. O almeno imboccarla. Proibito sostare. Aspettare inutile. Godot non verrà.&lt;br /&gt;Forse lui aveva qualche idea in proposito. Io, no. Se l’aveva, perché non si è fatto avanti, anziché fuggire? Mi avvierò senza suggerimenti. Seguirò l’istinto. O la scelta è già fatta? Senza di me. Sopra di me. Senza interpellarmi. Chi ero io, prima della mia nascita? Che cosa c’era dentro quella cellula sedentaria e quell’altra in perenne movimento, che si sono incontrate nel buio? che non hanno saputo sottrarsi alla regola imposta? Odio le regole. Gli ordini. Non voglio rispettarli. Ospito migliaia di infinitesimi parassiti flagellati, nati dentro di me per farsi portare altrove. A una destinazione anonima, ma designata. Non mi presterò. Non arriveranno da nessuna parte. Almeno questo! Certo, altri miliardi di veicoli faranno il trasporto. Obbedienti. Puntuali. Non io! Il programma che mi ha preparato andrà a monte. Me ne impipo del Suo comando! Evviva Onan! O avrà previsto anche questo? E quell’altro, la carne distesa, lo avrà voluto davvero? Paternità consapevole o colpevole distrazione? Lui e lei, persi nel loro grufolare. Forse non abbastanza pronto a ritrarsi. Volontà annullata dalla foia. Eppure, nel loro piccolo, una regoletta l’hanno violata. Nell’ordine borghese. Un giorno o l’altro ve ne parlerò. Più avanti. &lt;br /&gt;(-Continua-)&lt;/font&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-423410651398819676?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/423410651398819676/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=423410651398819676' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/423410651398819676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/423410651398819676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2011/11/fontana.html' title='Fontana'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-463772459527728519</id><published>2011-11-23T21:40:00.011+01:00</published><updated>2012-01-12T10:17:39.481+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='incipit'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ricordi 1962?'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pagina 1'/><title type='text'>Come una fontana (di Riccione). Incipit.</title><content type='html'>&lt;br&gt;&lt;img src="http://www.hotelcignodoro.it/riserva_img/eviolenta5o.jpg" title="Scena dal film Estate violenta, girato a Riccione nel 1959"&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;font face="Times, Georgia, serif "&gt;Martedì, cinque giorni fa, ho compiuto diciannove anni. &lt;br /&gt;Ieri è morto mio padre. &lt;br /&gt;Lontano.&lt;br /&gt;Ho preso un treno per un’altra città. Lì incontrerò un oggetto disteso. Il suo corpo. Vuoto. Inutile. Volevo incontrare lui. Non una precaria massa inerte da guardare in fretta, prima che la portino via. Abbiamo mancato l’appuntamento. Lui, io. Per diciannove anni e quattro giorni. Abbiamo avuto possibilità quasi infinite. Geometriche, prima che biologiche. Se la vita fosse lo schermo di un radar, potrei guardare l’assurdo tracciato delle nostre esistenze. Nel vuoto, le linee dei nostri percorsi si sono avvicinate intersecate allontanate. Come in un quadro di Hartung. Per anni. Inutilmente. Senza arrestarsi mai. Comunicare. Due individui che si trovano possono dirsi tutto. Non l’abbiamo fatto. Un uomo davanti a una cosa è muto. Troppo tardi.&lt;br /&gt;Chi era? Non lo saprò mai. Nemmeno lui di me.&lt;br /&gt;Sul vetro del finestrino passa veloce il film della campagna piatta. Schiacciata sotto il peso del cielo metallico.&lt;i&gt; Avec un ciel si bas qu’un canal s’est perdu. &lt;/i&gt;Al Nord, la primavera nasce fiacca. Fatica a scostare il sipario grigio. Eppure questo paesaggio ha una sua bellezza. Basterebbe aggiungerci i colori. Vorrei poterlo fare. Trasformare la realtà. Ci metterei azzurro giallo verde. Qualche macchia rossa, qua e là. Estate, addirittura. La vita. Come la ragazza seduta davanti a me. Fulva. Folti peli rosso scuro fra le gambe. Come Ursula. Viso ovale dai piccoli lineamenti volgari. Espressione ottusa, da porca. Testa fiammeggiante. Tette e culo superbi. Lei indossava un bikini minimo. Io le ho parlato di Heidegger, in un tedesco mutilo. Del dasein. Mi guardava senza capire. “Sì, siamo qui - forse pensava - e allora?” Aspettava l’argomento risolutivo. Finalmente le ho infilato una mano nello slip. Ha socchiuso gli occhi celesti e ha mormorato “Bitte, nicht.” che, in quel caso, voleva dire “Sì, sì!” Ho allungato le dita verso il basso. Procedevo d’istinto. Strisciavo verso il suo antro buio. Come un germoglio cieco attratto irresistibilmente dalla luce. Lei continuava ad assentire negando. Ho raggiunto la sua intimità autolubrificante. Mentre lei mi esortava coi sospiri. Sempre più affannati. Ho imparato così il linguaggio senza idioma. Ho eliminato la stoffa, fatta per esporla più che per coprirla. La sua pelle era bianco-latte. Rosa intenso le labbra. Quasi rosse. Anche i bottoni, in cima ai suoi globi lunari. E poi il pennecchio portentoso. Il centro di tutto. Trucioli di mogano. Mi graffiavano la carne. Il suo corpo supino. Miracolo vivente. Stentavo a crederla reale. Questo stupore estatico di fronte alla nudità femminile mi accompagnerà lungo tutta l’esistenza. Ogni donna, la prima. Come non restare incantati? Guardare annusare toccare succhiare leccare mordere. Non sapevo da dove cominciare. Ho liberato il muscolo. È stata un’esplosione istantanea. Osservavo il mio piacere liquido arabescarle la pelle. Lucente nel sole. Ho deluso le sue aspettative. L’ho rivista l’estate seguente. Aveva appena avuto un bambino. Qualcuno più pragmatico di me. &lt;br /&gt;Perché ci penso adesso? Un altro corpo sdraiato mi aspetta. La posizione coricata. Primaria. Distesi per il sesso. Distesi per la morte. Alfa e omega. In mezzo, il teatro. Drammaturgia scadente, per lo più. Anch’io dovrò recitare, adesso e in seguito, se voglio sopravvivere. È la regola. In quest’occasione bisognerà che cerchi nel repertorio un brano d’effetto. Le lacrime. La platea sarà già piena. Il pubblico delle prime. Tutti gli occhi puntati. Potrei fingere di aver dimenticato la parte. L’emozione, si sa. L’inesperienza. Perché deluderli? Hanno acquistato un biglietto. Non loro, qualcun altro che ha deciso per loro. &lt;br /&gt; Se glielo avessero chiesto prima, se avessero potuto scegliere liberamente, forse non sarebbero venuti. Ma ci sono stati mandati e adesso sono qui. Davanti all’ennesimo sipario. Aspettano la rappresentazione. L’avranno. E interpreteranno, a loro volta, la parte assegnatagli. Il cordoglio. La compassione. Con più o meno convincimento. A seconda delle proprie capacità d’attori. Poi, tornando a casa, ognuno criticherà la messinscena a modo proprio.&lt;br /&gt; (-Continua-)&lt;/font&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-463772459527728519?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/463772459527728519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=463772459527728519' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/463772459527728519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/463772459527728519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2011/11/come-una-fontana-di-riccione.html' title='Come una fontana (di Riccione). Incipit.'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-5588426149363087020</id><published>2011-11-03T16:56:00.009+01:00</published><updated>2011-11-06T16:47:15.569+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='triste novembre'/><title type='text'>Ricordo di Marco</title><content type='html'>&lt;br&gt;&lt;iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/qBRwmT_LmK0" frameborder="0" allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;PS: occorre essere molto grati alla Dorna, dal momento che questo filmato è straziante, &lt;br&gt;tanto che l'avrei già voluto cancellare.&lt;br&gt;&lt;br /&gt;Gli appassionati hanno visto quelle immagini in tempo reale, con gli occhi umidi.&lt;br&gt; Il resto é, sono panzane.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-5588426149363087020?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/5588426149363087020/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=5588426149363087020' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/5588426149363087020'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/5588426149363087020'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2011/11/ricordo-di-marco.html' title='Ricordo di Marco'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://img.youtube.com/vi/qBRwmT_LmK0/default.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-6438130691015965189</id><published>2011-10-23T11:53:00.006+02:00</published><updated>2011-10-23T12:06:22.037+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Supersic'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Marco Simoncelli'/><title type='text'>Addio Supersic 1987 † 2011</title><content type='html'>&lt;br&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Simoncelli" title=" su Wikipedia"  target="_blank"&gt;&lt;img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/1/1f/Marco_Simoncelli_2009_Valencia.jpg/350px-Marco_Simoncelli_2009_Valencia.jpg"&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br&gt;Mancò la fortuna, non il valore.&lt;br /&gt;Ci mancherai. Addio, Campione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-6438130691015965189?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/6438130691015965189/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=6438130691015965189' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/6438130691015965189'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/6438130691015965189'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2011/10/addio-supersic-1987-2011.html' title='Addio Supersic 1987 † 2011'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-3770492186049884934</id><published>2011-10-06T09:35:00.003+02:00</published><updated>2011-10-23T12:07:45.139+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Steve Jobs'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Apple'/><title type='text'>Addio Steve 1955 † 2011</title><content type='html'>&lt;img src="http://files.macbidouille.com/mbv2/news/news_10_11/t_hero.jpg" alt="eroe Apple"&gt;&lt;br&gt;&lt;br /&gt;Ognuno di noi si sente più solo al mondo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-3770492186049884934?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/3770492186049884934/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=3770492186049884934' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/3770492186049884934'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/3770492186049884934'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2011/10/addio-steve-19552011.html' title='Addio Steve 1955 † 2011'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-197090847169440136</id><published>2011-10-02T21:39:00.006+02:00</published><updated>2011-10-05T18:06:43.931+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='natura viva'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sole'/><title type='text'>1° ottobre 2011 sulla spiaggia di Riccione</title><content type='html'>&lt;br&gt;&lt;img src="http://www.hotelcignodoro.it/riccione/natura_viva_sulla_spiaggia.jpg" alt="spiaggia viva" &gt; &lt;br&gt;&lt;br&gt;Poco lontano, l'antica chiesetta di S.Salvatore si crogiola al sole...&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://a6.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash4/317194_2041619686771_1432692485_31740174_360248067_n.jpg" alt="Pieve di S;Salvatore" width="800" height="545"&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-197090847169440136?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/197090847169440136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=197090847169440136' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/197090847169440136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/197090847169440136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2011/10/1-ottobre-2011-sulla-spiaggia-di.html' title='1° ottobre 2011 sulla spiaggia di Riccione'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-13590659.post-2354341946373538919</id><published>2011-09-26T18:46:00.004+02:00</published><updated>2011-12-25T16:49:57.976+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='auguri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mare'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='capodanno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='2012'/><title type='text'>Infinito</title><content type='html'>&lt;br&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://www.hotelcignodoro.it/riccionemare/orizzonti.jpg" alt="vedi o mare quant'è bello?" title="Vedi il mare quant'è bello?" width=°800" height="600"&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/13590659-2354341946373538919?l=alviset.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://alviset.blogspot.com/feeds/2354341946373538919/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=13590659&amp;postID=2354341946373538919' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/2354341946373538919'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/13590659/posts/default/2354341946373538919'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://alviset.blogspot.com/2011/09/infinito.html' title='Infinito'/><author><name>alviset</name><uri>http://www.blogger.com/profile/08126110468047283542</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='29' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_cXsRY-VyHgk/SEAMu4SGkZI/AAAAAAAAAAQ/po9t3IkNEU8/S220/0001.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
