lunedì, settembre 17, 2012

 

È finita la stagione sulla spiaggia di Riccione


Riccione. La stagione balneare 2012 sta definitivamente concludendosi, con la solita vena di tristezza e struggente nostalgia. In definitiva, senza accettare consciamente il pensiero, ognuno percepisce questa conclusione come una metafora della vita, dell'umana esistenza che volge al termine, fatalmente annientata dal passare dei giorni, dei mesi, degli anni.
È ora tempo di bilanci, consuntivi che purtroppo non sono buoni e spesso invocano la crudezza di una crisi di cui non si vede la fine.

Queste considerazioni mi richiamano alla mente un episodio personale, dimenticato fra le pieghe dei ricordi di vari anni fa.
Volevo festeggiare il mio 40° compleanno in maniera diversa dal solito.
Cercando di esorcizzare la classica tristezza intrinseca di novembre, ancora pIù cupo proprio verso la fine del mese.
Il caso volle che nel locale da me scelto quel giorno si festeggiassero anche i primi trenta anni di vita di un collega e amico che, siccome tutti si conoscevano, fece riunire in un'unica tavolata le nostre due combriccole festaiole.
Nel volgere di pochi istanti apparve chiaro che non era stata una buona idea.
In effetti, benché noi festeggiati celebrassimo due età dalla cifra piacevolmente rotonda, nessuno mancò di farmi notare che sussisteva una grande differenza tra il corredo di speranze di un trentenne rispetto a quello, ben più esiguo, di un quarantenne.
Mille sottigliezze che non sto a ricordare qui, mi fecero soppesare la diversa valenza e la distanza abissale tra l'una e l'altra età.
Da quella volta ho cessato di percepire un compleanno come un'occasione di traguardo, festa e contentezza, lasciando queste manifestazioni a bambini ed ingenui adolescenti, al massimo neo-maggiorenni disoccupati.
Un flashback improvviso mi ricorda ora un analogo episodio della mia fanciullezza, quando mi interessavo alla fotografia e desideravo fare un bel ritratto a mia nonna. Lei invece rifiutava accoratamente le mie attenzioni, quando osservava il risultato dei miei sforzi per una messa a fuoco efficace ed espressiva, che in definitiva metteva in odiosa evidenza le molte rughe nell'espressione del suo viso insieme a tante altre stigmate della vecchiaia e della morte imminente.



E così non posso fare a meno di riflettere sulla differenza dell'atteggiamento di un turista che arriva sulla nostra spiaggia rispetto a quello che si appresta a concludere la sua vacanza. Arrivando sorride, riconosce le persone, ti stringe la mano. Partendo, non importa come sia stata la sua vacanza, si rammarica della brevità del suo soggiorno, è molto meno disponibile, se ne va quasi senza voltarsi.
D'altra parte si capisce facilmente perché Riccione piaccia tanto ai bambini, ai giovani spensierati, in banda.
Speranza d'incontri, conquiste, tutto è giovane, fresco, rivolto al futuro, al prossimo anno, alla prossima estate, a tal punto che qui i funerali sono fatti alla chetichella, quasi di nascosto.
Come spiegare invece l'affezione per Riccione da parte di molti anziani?
Ebbene questi ex-giovani ritornano volentieri inseguendo l'onda dei ricordi, anche se tutti dicono che acqua passata non macina più: i bei ricordi sono il vero balsamo dell'anima.
Oppure i vecchi sperano di carpire, di assorbire per osmosi, il profumo di speranza e beata spensieratezza che esala dalla chiassosa gioventù in vacanza nella Perla Verde.
Nell'ottica di recepire e approfondire quanto ho descritto, raccomando allora di leggere i brani "amarcord" riportati nei mesi scorsi (a partire dal 23.11.2011) tratti dal romanzo d'appendice "Come una fontana".
Chi desiderasse leggere l'intero racconto (circa 200 pagine) può richiederne il PDF, accludendo qui nei commenti il proprio e-mail (che non sarà divulgato né pubblicato in alcun modo).

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