giovedì, marzo 21, 2013

 

Cronologia vivente cechoviana, quasi riccionese


Oggi ho riletto questa classica novella di Cechov, scritta ben più di un secolo fa: tuttavia mi è sembrata molto attuale e trasponibile alla realtà riccionese odierna, per cui vorrei inserirla qui, come citazione letteraria aggiuntiva.
Se ne potrebbe elaborare una pièce di teatro e/o un film, ambientati a Riccione. Gli attori principali? A scelta o politici o bagnini o albergatori, rigorosamente riccionesi.
Nel cercarne un'edizione ASCII da proporre qui di seguito, sono incappato in questa versione vocale su YouTube.
Provate ad ascoltarla e fatemi sapere le vostre impressioni, nei commenti.
Esiste la possibilità di avere sottotitoli sullo schermo: ma è un flop micidiale, perché l'ortografia (simil-fonetica) è sballata e sorprendentemente assurda.
Consiglio: giusto per ridere un po' attivate questa funzione subtitle (1 click sul bottone [CC]) solo dopo aver ascoltato tutta la storia una prima volta. (Dura 6 minuti).

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sabato, marzo 16, 2013

 

Passaparola cinematografico sulla spiaggia di Riccione




Ogni tanto dai banchi di memoria RAM ancora in uso nel mio cervello affiorano casualmente ricordi d'infanzia difficili da spiegare o da collocare in un contesto plausibile.
Per esempio recentemente mi è riaffiorato il ricordo d'un gioco esercitato sulla spiaggia decine di anni fa, in genere nel tardo pomeriggio, quando le ombre si allungano, ma l'arenile è ancora caldo. Non l'ho mai più rivisto messo in pratica negli ultimi anni, accanto a piste e castelli di sabbia.
Il gioco consisteva nel simulare una morte drammatica (in genere sotto raffiche di mitra o magari qualche bomba a mano) con l'aiuto di un supporter sparatore che dava il la a contorcimenti, sussulti, incespicamenti tragici e cadute spettacolari del moribondo sulla soffice sabbia della spiaggia.
Il tutto veniva giudicato da una giuria di amici e concorrenti, che si scambiavano i ruoli a turno: uccisore, morituro, giudici. Era un'attività ludica raffinata che talvolta raccoglieva un discreto gruppo di spettatori e applauditori tra amici e parenti, zii, nonni o senatori a vita, in funzione di seconda giuria, pronta ad attribuire Oscar, Palme d'oro, Orsi d'argento e Donatelli vari ai migliori attori.
L'ultima volta mi è balenato questo ricordo assistendo alla proiezione di Django Unchained, alla terza o quarta volta che consultavo l'orologio da polso.
Non ci vuole una laurea in psicologia per arguire che l'ultimo film di Tarantino non mi è piaciuto. Sono certo che ben pochi italofoni l'hanno apprezzato, immagino che possa essere piaciuto solo a Balotelli e pochi altri...
In realtà due fattori nuocciono al godimento di una simile opera:
1) l'approccio truculento della complessa problematica afro-americana (problematica non risolta da Lincoln e neppure da Obama, restando scheletro negli armadi del governo USA)
2) il numero di litri di sangue finto messo in opera nel corso della lunga saga filmica è assolutamente incredibile e del tutto inaccettabile.
(Devo dire che, con analoga mitologia, "La foresta dei pugnali volanti" mi era assai piaciuto quando uscì e seguita a piacermi ancora, non solo a causa del diverso colore del sangue).
Concordo quindi con il giudizio negativo di Ennio Morricone sul film di Django.
Un po' per la stessa ragione del flop in Italia della serie TV dei Soprano: la problematica ci sfiora ben poco, non acchiappa lo spettatore medio, appena appena smaliziato, questi tende ad avere una crisi di rigetto per il messaggio e per le modalità di sviluppo messe in atto.
Django Unchained non è un'opera d'arte, né particolare, né tantomeno universale.
Razzismo, violenza e crudeltà non possono essere confusi con effetti speciali.
Spero che siate ancora in tempo per risparmiare i soldi del biglietto.
In caso contrario, fatemi sapere la vostra opinione, qui nei commenti.

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