lunedì, maggio 27, 2013

 

Esposizione a Riccione di opere di Antonio Ligabue




Da inizio luglio ai primi d'ottobre 2013: tanto durerà l'esposizione di 80 opere di Antonio Ligabue (1899 † 1966).
La mostra si articola tra le sale di Villa Franceschi più quelle di Villa Mussolini a Riccione.
Credo che valga veramente la pena di visitarla.
Almeno avendo consultato la biografia dell'artista pittore-scultore su Wikipedia.
Altrimenti, se interessa, si può persino trovare nell'archivio RAI un ottimo trittico (prodotto nel 1977, mandato in onda anche nel 2008, con l'indimenticabile interpretazione di Flavio Bucci) sulla vita avventurosa e tormentata di questo strano italiano nato in Svizzera e morto a Gualtieri, in Emilia.



Notate come i paesaggi, che fanno da sfondo a molti suoi dipinti o autoritratti, presentino edifici in stile elvetico inconfondibile. Una sorta di forte imprinting giovanile nel subconscio dell'artista.
Molto probabilmente l'esposizione a Riccione riproporrà le opere presentate ad un'altra mostra di cui ho trovato un breve riassunto in immagini su YouTube. Non è qualcosa di eccezionale, e dimostra un concetto che conoscevo già, ossia che fotografare dei quadri incorniciati non è un'operazione semplice, tutt'altro.
Un super-cavalletto è indispensabile per evitare distorsioni di parallasse, mentre il flash elettronico va evitato, nei limiti del possibile oppure seriamente moderato.



Chi volesse approfondire la biografia di Ligabue senza leggere un testo,
potrebbe consultare il documento YouTube che segue (dal TG1 di alcuni anni fa)
con immagini vere ed originali (non fiction) della reale persona dell'artista.


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domenica, maggio 19, 2013

 

Mare di primavera acerba


Insomma l'inverno è ancora vicino, dappertutto in Italia, non solo a Riccione.



[la storia dei colori del mare di Riccione inizia a questa pagina...]

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sabato, maggio 04, 2013

 

Ritorno alle origini




Martedì, cinque giorni fa, ho compiuto diciannove anni.
Ieri è morto mio padre.
Lontano.
Ho preso un treno per un’altra città. Lì incontrerò un oggetto disteso. Il suo corpo. Vuoto. Inutile. Volevo incontrare lui. Non una precaria massa inerte da guardare in fretta, prima che la portino via. Abbiamo mancato l’appuntamento. Lui, io. Per diciannove anni e quattro giorni. Abbiamo avuto possibilità quasi infinite. Geometriche, prima che biologiche. Se la vita fosse lo schermo di un radar, potrei guardare l’assurdo tracciato delle nostre esistenze. Nel vuoto, le linee dei nostri percorsi si sono avvicinate intersecate allontanate. Come in un quadro di Hartung. Per anni. Inutilmente. Senza arrestarsi mai. Comunicare. Due individui che si trovano possono dirsi tutto. Non l’abbiamo fatto. Un uomo davanti a una cosa è muto.
Troppo tardi.

[la storia continua qui...]

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