martedì, gennaio 27, 2015

 

A Riccione si dice: donne e motori - gioie e dolori

Sigla speciale della nuova Ferrari F1  nel 2015


Sotto una buona o cattiva stella?
Pare che Catone e Cicerone non credessero negli aruspici. Invece narrano che un famoso indovino predisse a Giulio Cesare la sua tragica fine. Molti antichi condottieri consultavano gli aruspici prima di ogni battaglia: persino Attila era fra questi, e alla fine male gliene incolse. Peraltro molti antichi Romani credevano negli auspici impliciti nel nome imposto, secondo il detto: nomen omen.
Se mettete questo detto nella barra di ricerca di questo blog troverete le mie considerazioni di auspicio sul 2014 per la Ferrari, che purtroppo si sono rivelate quanto mai veridiche e funeste per il campionato di F1 2014: nella classifica costruttori la Ferrari è finita solo quarta. (D'accordo è solo una banalissima coincidenza, epperò… ?)
Malauguratamente le previsioni per il 2015 sulla base del concetto "nomen omen" non mi appaiono migliori oggi. La nuova macchina è siglata SF15-T che somiglia moltissimo a SFig-T quasi fotocopia di SFig*T o in chiaro: SFIgata. Chi parte bene è a metà dell'opra, ma chi parte così non so proprio dove andrà a finire. Spero di sbagliarmi: ma ne potremo riparlare fra alcuni mesi, alla luce dei fatti e non dei fantasmi.

2015 Ultima spiaggia del cavallino rampante, quella di Riccione.

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giovedì, gennaio 22, 2015

 

A Riccione, d'inverno ci vediamo al bar


A Riccione coesistono due categorie di cittadini: quelli che hanno un’attività stagionale collegata con il mondo del turismo vacanziero estivo e quelli che hanno un normale ciclo lavorativo di undici mesi con tre o quattro settimane di vacanze. Nella prima categoria sono inclusi anche i gestori di alcuni bar che tuttavia non chiudono a fine estate, ma tradizionalmente si riconvertono ad uso e consumo degli altri appartenenti alla loro categoria stagionale, svolgendo un’opera altamente sociale a favore dei vari nullafacenti invernali riccionesi. A dire il vero già nei primi anni del dopoguerra esisteva anche un’altra specie di locali pubblici che aveva una fondamentale funzione socializzante invernale per uomini: ossia le barbierie (dove si poteva fin dal mattino ammazzare il tempo, stare al caldo, leggere il giornale e parlare di sport o di politica e magari farsi radere la barba). Questa classe di locali ha conosciuto un lento, ma inarrestabile, declino soprattutto nella sua funzione sociale; altre consuetudini, altre disponibilità hanno eroso l’importanza comunicativa sociale delle barbierie. Tanto che oggi molti usano il rasoio elettrico casalingo sia per la barba che per i capelli, in barba appunto ai fasti passatempistici trascorsi, anzi obsoleti.

Invece i bar invernali di quartiere tengono duro, tanto che i gestori dovrebbero ricevere un diploma o un master di scienze sociali ad honorem da appendere al muro, per attestare la fedeltà e l’assiduità tenace degli avventori, che con qualsiasi tempo escono di casa per tirare tardi nel bar, fare la veglia chiacchierando (spesso sparandole grosse), giocando a carte o guardando la tv.
Queste considerazioni mi sono venute in mente scoprendo una vecchia serie americana “Cheers - Cin Cin”: si tratta di una classica sit-com ad episodi di 22-23 minuti che ha come scena fissa un bar di Boston con i suoi più fedeli avventori. La serie ha avuto una durata di ben undici anni (1982-1993) per un totale di oltre 260 puntate, tutte assai divertenti e ricche di umanità. Cheers ha vinto vari premi e generato uno spin-off (1993-2004) ancora più ricco di successi (e di puntate), ossia Frasier, incentrato sulla figura di uno psichiatra radiofonico, assiduo cliente di Cheers prima e del Nervosa bar poi. Tuttavia è ancora Cheers ad avere ispirato un successivo remake USA molto meno interessante: mi riferisco a “C’è sempre il sole a Philadelphia”, che ha in comune con l’originale solo l’ambientazione in un bar (architettonicamente assai simile a Cheers), mentre i personaggi sono molto diversi e allegramente spregevoli per il loro supremo cinismo, anzi misantropia.
In definitiva concludo il discorso auspicando che qualche produttore italiano possa decidere di mettere in cantiere una versione italiana di Cheers ambientata in un bar di Riccione. Basta che un buon soggettista passi qualche serata in uno dei nostri locali per avere materiale adatto alla stesura di numerosi episodi Amarcord. Tonino Guerra è morto, ma è pure possibile che il Bosco della Pioggia ispiri qualche videodilettante bagnino nostrano a raccogliere la sfida per produrre una serie autobiografica di video, ambientati nel suo bar favorito da pubblicare su YouTube. Magari Martina Colombari sarebbe interessata a produrre un episodio pilota per la Rai.
Si potrebbe iniziare una serie (prima di numerose altre) con un parallelismo tra la fontana di Trevi ed il Bosco della Pioggia per poi scegliere un bar come campo base della scorribanda-fiction riccionese.

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